lunedì 21 maggio 2018

Il Royal Wedding

Sabato, a Londra, il sole splendeva come non aveva mai splendu… spleso… splendet… Vabbè, era una bella giornata. Evento raro, per giunta, perché trovare sole, cielo azzurro e temperature miti in Inghilterra, è come trovare dei capelli sulla testa di William.
Comunque sia è tutto pronto per il matrimonio dell’anno in cui Rosso malpelo impalma l’attrice americana, in un tripudio di festa e gaudio, ma sappiamo tutti che Harry ha potuto fare il cazzo che gli è parso tanto non sarà mai Re e quindi al grido di ‘Ma chi se ne fotte’ ha dato il via a una festa godibilissima.
I primi ad arrivare ovviamente sono gli invitati: agli uomini ho invidiato l’aplomb, alle donne il cappellino, a Victoria Beckham il marito. David, bello come solo lui può essere e accompagnato da una Vic   con la vitalità a metà strada tra la sposa cadavere e Morticia, ha dialogato con qualcuno, stretto le mani di qualcun altro e ci ha ingravidate tutte al primo sguardo rivolto alla telecamera. A quel punto potevamo pure spegnere che Harry&Meghan chi?
Ma decidiamo di andare avanti cercando di non digitare su Google ‘Indirizzo dei Beckham, come eludere la sicurezza’ –  ‘Immagini di David Beckham nudo’ e ‘Come far sparire Victoria Adams senza lasciare tracce’.
A un certo punto ci dicono che Meghan è partita con la limousine e tanti di noi, pur non vedendo un cazzo di qui a lì in condizioni normali, si lanciano in gridolini euforici tipo ‘Ho visto le scarpeee’, ‘Ha il reggiseno imbottitoooo’ e ‘Le hanno camuffato un neo sotto il fondotinta numero 65 della Mac nuance cammello morto’. E Meghan l’abbiamo vista solo di striscio offuscata dai vetri, dal riflesso sul finestrino e dal riverbero sullo sportello. Praticamente non abbiamo visto una fava, ma ciò non ci toglie l’illusione di essere possedute non solo da Enzo Miccio ma pure dalla vista di super eroe.
C’è anche George Clooney e Amal, i quali mi hanno ricordato pericolosamente Ambrogio e la signora vestita di giallo che ‘non aveva proprio fame, ma che aveva voglia di qualcosa di bono’. Stesse parole nostre alla vista di Beckham, praticamente.
Prima dell’arrivo della sposa, che con tutte ste premesse deve essere gnocca per forza, arrivano i due fratelli. Sarà che sono Principi, sarà che sono alti, sarà che trasudano corone e castelli da tutti i pori, ma li ho trovati molto belli. Ed è un bene perché vestiti a quella maniera, con la striscia rossa sui pantaloni neri, da Harry&William ai carabinieri Cecchini&Anceschi di Don Matteo il passo è breve.
Harry è visibilmente emozionato mentre Will per tutto il tempo non ha fatto altro che ridacchiare. Ho il sospetto che gli ripetesse a loop ‘Mo so’ cazzi tuoi, vedi nonna come te concia.’
I ragazzi si accomodano mentre fuori arriva la limousine con Carlo e Camilla. Lei indossa un cappellino molto sobrio che ricorda una gerbera rosa di 27 kg e mezzo, na roba che per usci’ dalla macchina hanno dovuto chiamare Luca Sardella per una potatura veloce veloce. Carlo invece in un completo grigio chiaro faceva la sua figura. Di merda, visto la compagna che si è scelto.
Poi arriva Sora Kate di bianco vestita con un nugolo di bimbetti, alcuni suoi alcuni in prestito, con una Charlotte deliziosa che saluta con la mano con la stessa disinvoltura con cui Tina Cipollari saluta Maria e con George già incazzato di prima mattina per essere stato obbligato a vestirsi da cassamortaro. Il piccolo Louis invece è a casa stravaccato sul divano, col biberon in una mano e il telecomando nell’altra che li guarda pensando ‘Meno male sono nato da poco. Che culo che ti c’ho. Baby sitter, allungami un’altra birra. E scusa per il rutto.”
Poco dopo arriva lei, Pantone 432, il mio evidenziatore Stabilo preferito, il mio lime del cuore, Queen Elizabeth di verde vestita. In origine il verde era salvia, ma mi si è inacidita via via in auto pe’ sta storia del matrimonio con l’attrice americana. Scende con sicumera come se avesse dei femori d’acciaio, per poco non chiude lo sportello in faccia a Filippo e se ne va da sola con la borsetta al braccio manco c’avesse da prendere il numerino alla Asl. Filippo, poco dietro e un po’ spaesato, invece guardava tutti pensando ‘Ma siete tutti qui per la tombolata?’
Betty e Fily si siedono l’una accanto all’altro su due postazioni già predisposte di cuscini, una padella, un catetere e l’ultimo numero di Cavalli&Segugi,  perché lei sa di annoiarsi a morte e magari preferisce leggere un po’. Infatti in TUTTE le foto ufficiali non fa un sorriso manco a mori’ e l’espressione dice ‘Prima di essere qui preferirei essere dal dentista per un’estrazione senza anestesia.’ Poi si ricorda di avere la dentiera e si indispettisce ancor di più cazziando pure Filippo che nel frattempo chiede ‘Il 65 è uscito?’.
Ed ecco che, con il rullo di tamburi e il soffio di mille trombe, arriva la Meghan. Scende dall’auto con naturalezza, roba che noi con quello strascico ci saremmo piantate nella portiera finendo boccheggianti sul primo gradino e invece lei no, sola e fiera va per la scalinata così decisa che ci chiediamo tutte se sotto al vestito abbia il tacco dodici o le ciabatte del dottor scholl.
Sorprendentemente non c’è nessuno ad accoglierla e questo è un messaggio chiarissimo ‘Sono una donna libera, forte, moderna ed emancipata. Sono una principessa semplice.’
Betty dall’interno ha bofonchiato ‘Se non stiamo attenti, questa oltre a Harry ci porta via il castello, le limousine, i gioielli di famiglia e i corgi.’  Filippo pare abbia risposto ‘Mi si è spostato il fagiolino, puoi ripetere l’ultimo numero uscito?’
Quando la sposa arriva all’altare la commozione è alle stelle, soprattutto la madre di lei è visibilmente scossa e pare abbia detto “Con questo matrimonio abbiamo fatto bingo!” Filippo ha risposto “Mannaggia stavo per uno!”
Il resto è storia: Harry commosso, William che continua a ridacchiare vedendo la capa di suo fratello e pensando ‘finalmente non sono pelato solo io’, sora Kate che guarda la sposa di sottecchi come per dire ‘sì sì, tutto bello, ma tanto non riuscirai a sparare i figlioli dalla patonza reale come ho fatto io’, Carlo che  vede tutto ma non dice niente, Camilla che non vede un cazzo con quel cappello e manco le file dietro (che nei momenti di pausa sono stati costretti pure ad annaffia’ la gerbera), la Betty una statua di sale imbalsamata incazzata col mondo intero, la Meghan che con un tenero sorrisino sta sicuramente pensando a come accaparrarsi tutto sibilando un ‘Con ‘sto matrimonio ho fatto 13!’ e Filippo che risponde ‘Sedici? Ha detto sedici? O tredici? Perché il sedici è uscito due numeri fa.”
Comunque.
Che al matrimonio c’era pure David Beckham l’abbiamo già detto?


lunedì 16 aprile 2018

Workshop Ewwa (due scrittrice in cerca di ispirazione)




                                                                                                      (Foto: movieplayer e blu-ray.com)



Ieri si è tenuto a Firenze il workshop firmato Ewwa 'Essere oggi un autore indipendente dalla produzione al marketing' dove siamo state letteralmente rapite dalle parole e professionalità (e anche simpatia) di Ricardo Fayet cofondatore di una piattaforma di servizi per autori. Tutto questo per dire che io e l'amica scrittrice Samantha non poteva assolutamente mancare e infatti, nonostante la sera prima ci fossimo coricate alle due dopo una serata di bagordi, alle 7.30 eravamo già in stazione con due borse sotto gli occhi nelle quali potevamo riporre il cambio per la palestra.
Con incedere deciso saliamo sul treno con l'intento di parlare di scrittura, ma in breve tempo i nostri discorsi sono stati: i figlioli, la scuola, il preparare cena, gli appuntamenti col medico, lo spauracchio della menopausa, i panni da stirare e mammamia non mi faccia di' nulla, che guardi l’artrite non mi fa dormire. Insomma più che Patricia Cornwell e Kathy Reichs sembravamo Nonna Pina e Nonna Abelarda in gita col prete.
Arriviamo a Firenze e visti i miei problemi di orientamento le faccio mettere il navigatore, il quale ci parla scandendo bene le parole come se fossimo due sceme. Come dargli torto.
Arriviamo all'evento dopo una colazione a base di burro sotto forma di cornetti e dopo essere scampate a un taxi che a momenti ci mette sotto. Quindi siamo vive, ma abbiamo il colesterolo a 600.
Il workshop, che ve lo dico a fare, è stato interessantissimo. Molte di noi si sarebbero portate Ricardo a casa, per poterlo interpellare al bisogno (tipo ogni due minuti) sui molti dubbi riguardanti i nostri libri.
Lui, con una flemma che io non arriverò mai ad avere manco se mi immergono per dieci anni in un barile di camomilla e mi imbottiscono di Xanax, ci ha spiegato come si crea una bella copertina (e qui qualcuna per poco non dava fuoco a tutta la propria serie), a come ci si muove con efficacia sui social (al che io ho dichiarato 'Guarda che io già vivo su FB non me pare il caso di condonare altre piattaforme), a chi rivolgerci per produrre un libro di qualità e poi consigli random ed errori da evitare che, in un momento di debolezza, ci ha fatto mormorare 'Era meglio se mi davo all'ippica.'
Salterei la descrizione della pausa pranzo che potrei riassumere così: due tipe che si scofanano due etti di carboidrati a testa conditi con del vino e un caffè che aveva il compito di tenerle sveglie, ma vista l'età lo sbadiglio post pranzo ha fatto capolino manco fossero al pranzo di Natale a casa de nonna prima della tombolata.
Ricardo nel pomeriggio arricchisce ancora il suo intervento e noi pronte e agguerrite come solo le signore di 'Uomini e Donne Trono Over' sanno essere, lo bracchiamo avide di sapere. Quando lo abbiamo salutato gli abbiamo detto: 'D'ora in poi ti scriveremo per ogni minimo dubbio', quindi lui già da oggi riceverà 84664784 mail al giorno dalle Ewwe. Sicuro.
Il ritorno a casa è stato un po' rocambolesco tipo che siamo passate da un cantiere invece che su un marciapiede domandandoci 'ma che strane queste strade di Firenze. Sempre state così?', siamo riuscite a perdere il treno (perché troppo intente a fare shopping), a momenti si perde anche quello dopo (perché troppo intente a spiare la gente in cerca di ispirazione per nuovi personaggi) e una volta salite abbiamo dovuto scegliere pure il posto adatto per evitare che la compare mi vomitasse nella borsa.
Una vola accomodate ci siamo confrontate sulle trame vecchie e nuove dei nostri romanzi:
'ma te come lo fai sparire il corpo? Comunque ho una vanga e non ho paura di usarla.'
'una calibro 38 l'hai mai usata?'
'Io devo cambiare tattica: l'ultimo che ho ammazzato l'ho buttato di sotto da una scogliera!'.
Poi è successa una cosa inaspettata: il signore asiatico davanti a noi ha sgranato gli occhi come un gufo imbalsamato, ha biascicato un 'Sorry!' ed è scappato letteralmente a gambe levate. SCAPPATO.
Giuro, non capisco perché. Si sarà dimenticato di aver lasciato il gas aperto, boh.
Peccato, poteva godere ancora della nostra compagnia: siamo due donnine così pacate.



lunedì 26 febbraio 2018

Il buongiorno si vede dal mattino

Quando guardo come fanno colazione quelli della pubblicità provo un misto di invidia e disagio pari solo a quando inquadrano il lato B di Belen fasciato da un tubino. Quelle cose che ti dici "Anche con tutto l'impegno, non ce la farò mai."
Avete presente no, tipo il mulino che vorrei o il Tarzan della foresta?
Allora: la mamma è superfiga, già truccata e pettinata alle 7 di mattina come se avesse dormito da un parrucchiere di Via Montenapoleone in compagnia di tre commesse di Kiko, già sul tacco 12, e fa colazione in tailleur.
Io sono così superfiga che se ti apro la porta alle 7 di mattina la prima cosa che fai è chiamare un esorcista, non sono truccata e ti c’ho due borse sotto gli occhi che da quanto sono capienti me le chiederesti in prestito per andarci in palestra. C’ho i capelli che sembrano il nido di una poiana, c’ho su delle ciabatte viola a pois gialli che all'occorrenza fanno scappare i piccioni nelle piazze, e indosso il pigiama antistupro che funziona anche se lo sbatto davanti agli occhi dell’aggressore al posto dello spray.
Il papà della pubblicità è bello rasato, allegro, ha la valigetta di fianco alla sedia e conta i pezzetti di cioccolato nella merendina improvvisando una tombola con quei bambini con le sembianze da cherubini.
Il Santo fa colazione in mutande, con un po’ di barbetta e ha i capelli gonfi che pare Napo Orso Capo. Allegro è una parola grossa e prima che connetta ci vuole un po’ (infatti l’ultima volta ha messo il sale nel latte), non ha la valigetta ma ha il portafogli e tutto l’armamentario sul mobiletto (così in ordine che per riconoscere la roba devo improvvisarmi Alberto Angela ed etichettarla come i reperti archeologici) e non conta i pezzetti di cioccolato. Perché appena sveglio è già tanto se arriva a 5. Col pallottoliere.
I bambini della pubblicità sono già belli svegli, puliti, pettinati, sorridenti, prendono le vitamine come se fossero smarties, sanno a memoria le tabelline, le poesie di Pavese, volendo ti spiegano pure la scissione dell'atomo e sono pronti per affrontare la giornata.
Alice a volte arriva in cucina e pare sia appena tornata da un rave. Spesso ha i capelli tutti davanti e non si cura nemmeno di spostarli. Non si riconosce il davanti dal dietro. Infatti a volte le bacio la nuca. Mi bacia e mi abbraccia e si accascia sulla panca. Ha il pigiama sbilenco, è scalza, e ha la verve di un bradipo in coma. Gli occhi sono attenti come quelli di un gufo con la congiuntivite e i movimenti sono lesti e veloci come Speedy Gonzales al compimento dei suoi 105 anni. Non solo non dice le tabelline, ma spesso manco sa come si chiama e le devi rivolgere la parola solo dopo che ha bevuto il latte. Ci sono giorni in cui guarda il telecomando chiedendosi come può, un oggetto tanto astruso, essere capitato in casa nostra.
Alla fine l'oggetto viene passato di mano in mano fino a che uno dei tre non trova la forza di pigiare il tasto di accensione e la voce di una giornalista a caso non si diffonde nella cucina.
A quel punto ci destiamo e mormoriamo "Tho! C'è vita sulla terra." 
Se anche tu ti sei riconosciuto in questo quadretto familiare, dimmelo. Ci sentiremo meno soli.

giovedì 15 febbraio 2018

Recensione L'AMORE INFEDELE



Ieri sera ho rivisto il film L'AMORE INFEDELE con il nostro Richard Gere.
La storia più o meno è questa:
c'è una tipa (gnoccolona anche col ciuffo sminchiato alla Meghan Markle) che, in un giorno di vento che manco a Trieste quando soffia la bora, si scontra con un tronista francese su un marciapiede. Dopo il primo approccio del 'mi scusi, non l'avevo vista' lui le propone di salire in casa sua a vedere la sua baguette. Lei sembra titubare, ma siccome ha un ginocchio sbucciato pensa 'sarà maglio che lo disinfetti che manco so' coperta dall'antitetanica.' Lui, una volta in casa, le offre un tè e già è chiaro che vorrebbe inzuppare il savoiardo.
Lei inizia un giochino (che sarà il tema di tutto il film) alla 'Mamma Cecco mi tocca. Toccami Cecco che mamma non vede', del 'Vorrei ma non posso', del 'Dai, solo una trombatina, ma sappi che sono sposata' e via dicendo. 
Quindi cede alle avances del francese e se lo ripassa in lungo e in largo che manco le vasche sugli Champs Elysees.
Il francese non è Richard Gere. 
Richard Gere è il marito.
Tradito.
Cioè, lei ha a casa un tronco di pino come il nostro ufficiale e gentiluomo e lo tradisce con un francesino di 28 anni.
Già qua l'avrei presa a sberle.
Oh be', direte voi, il giovincello è bello, aitante e la sbatte come una tovaglia sul terrazzo dopo il pranzo della domenica, ma io sono del #teamGere, quindi sprecate fiato. Lei, da tranquilla donnina tutta cazzi e chiesa, riesce a tenere nascosta la relazione, ma Richard mica è scemo. Solo cornuto. Quindi prima la fa seguire da un detective e poi affronta l'amico delle omelette, che gli apre seminudo appena uscita la moglie. Richard fa due più due: lui a petto nudo, il letto sfatto e lei appena uscita accaldata gli suggeriscono che forse lei non era lì per imparare ad arrotolare la R moscia.
Quindi offuscato dall'alcol e dall'ira prende una palla di vetro con la neve (regalo che fece alla moglie e lei STRONZA l'ha regalata all'amante) e gliela fracassa sulla testa. 
Il francese spira senza riuscire a dire manco 'Parblè!' e Richard Gere va nel panico: pulisce tutto, lava tutto, toglie le impronte, incarta il francese in un tappeto manco fosse un macaron e si avvia alla recita del figlio come se nel bagagliaio invece di un morto avesse una cassettiera ikea. Alla recita arriva un po' sudato e molto affannato e lei probabilmente pensa 'Vai, si è scordato di nuovo il Ventolin.'
Nel frattempo lei è pentita e mentre suo marito lavava il sangue dal pavimento con mastrolindo, decide di chiudere col francese. Infatti alla recita pare pensare 'Ma guarda te che gnocco di marito che ti c'ho, quasi quasi me lo tengo'.
La fine è questa:
-la polizia scopre che in un tappeto finto persiano trovato alla discarica c'è il corpo dell'amante.
-lei viene interrogata ma dichiara 'A me manco mi piace la michetta, figuriamoci la baguette, quindi no, non lo conoscevo, o meglio... forse sì... bho non so... comunque preferisco la brioche.'
-lei che scopre che Richard l'ha fatto fuori con una 'pallata di vetro' sulla testa, ma non si scompone, voglio dire, c'è scappato un morto, ma la palla come 'l'antico vaso', è stata portata in salvo.
-marito e moglie davanti alla centrale di polizia indecisi se entrare o meno.
Quindi non sapremo mai se lui si costituisce, se lei lo smerda a mo' di vendetta dopo due anni quando lui le dice 'Amo', ma te sei ingrassata?' o se fuggono insieme insieme a 'sta palla de vetro che, per inciso, faceva pure cagare.

#recensioni

mercoledì 20 dicembre 2017

Il parto di Natale


Dopo il post di ieri, mi avete chiesto un parere sulla pubblicità della signora che partorisce al supermercato.
Al di là dei gusti personali vorrei come sempre porre attenzione alla dinamica dello spot in questione.
Allora: Super mercato, atmosfera natalizia, una coppia (lei incinta) che spinge un carrello con il primogenito infilato nello sportellino. Tutto sembra filare liscio tipo 'Ma a tu'madre cosa regaliamo? Un grembiule come l'anno scorso? Non è che ora, dopo la pubblicità di Pandora, ha delle pretese?', quando, davanti allo scaffale dei salumi, mentre lei si allunga per prendere un salame felino, ha una contrazione. Ma forte. Agguanta il braccio di lui reggendosi la pancia ( lui ovviamente non capisce, figurati, è lì che pensa 'sarà una colica dovuta ai fagioli di ieri sera') e lo implora con lo stesso sguardo che adotto io con mio marito quando voglio essere portata all'Ikea. A quel punto lui capisce che non sono i fagioli, che è na roba seria, segue sguardo di intesa con un pathos che manco a Il Segreto e la fa sedere sulla pila dei cotechini in offerta dicendo 'Qualcuno, per favore.' con la stessa intonazione e verve di un impiegato delle poste quando si inceppa la fotocopiatrice. A quel punto una solerte cassiera va ad avvertire l'omino che conosciamo bene, quello distratto che trascura la moglie, che pensa a mettere dritti gli zucchini e a chiudere gli occhi alle banane, che riporta le bamboline a casa... insomma lui, dicevo, agguanta il microfono e invece di intonare 'tu scendi dalle stelle' come suggerisce il periodo, chiama il dottor Carpi che, intento a infilare le melanzane nella busta, pensa 'Ma che coglioni! Manco la spesa in pace posso fa'!' L'omino che trascura la moglie fa chiamare un'ambulanza mentre le cassiere e quelle del reparto salumeria intrattengono il primogenito facendolo giocare con il caffè istantaneo in offerta, e tutti e tre prelevano la signora dalla postazione per adagiarla nello spogliatoio del personale insieme ai piumini e le scarpe di ricambio. Qui viene fatta stendere sul tavolo dove sti pori cristi fanno colazione e l'inquadratura dei commessi e delle cassiere parla chiaro: "Certo, un telino ce lo potevano almeno mettere. Colcazzo che ci ri-faccio colazione sul quel tavolo." La signora nel frattempo si dimena come un'anguilla mentre il dottor Carpi ravana nella grotta di Betlemme. A noi a questo punto ci verrebbe da dirgli 'A coso, guarda che non le si sono manco rotte le acque. Ma cosa ravani che questa arriva a domattina mentre vi consegnano i pelati.' Ma invece no, l'agitazione è alle stelle. L'omino distratto, come in un film tipo Piccole Donne, chiama una commessa e le dice:"Presto! Acqua calda e asciugamani puliti!" ma lei torna tutta trafelata correndo con le sue ciabattine con cotone, garze, disinfettante e salviette giustificandosi con 'Dotto', erano in offerta!' Nel frattempo le persone non è che si levano dalle palle e continuano a fare la spesa, no. Son tutti lì tipo davanti al grande schermo alla finale dei mondiali di calcio ad aspettare i calci di rigore, fermi immobili come le belle statuine. Il dottor Carpi nel frattempo sta smadonnando 'Ma l'ambulanza dove minchia è?Accidenti a me e a quando son venuto a fare la spesa!' e che è incazzato si capisce dalla foga che mette nei movimenti: a metà strada tra l'impastare la pasta della pizza e stringere lo sifone di un lavandino con un ghigno che Freddy Krueger scasate. Poi però il miracolo della vita: un pianto, dei piedini, la gioia dei genitori. Dalla cassa 5 si leva un boato di grida e applausi manco avessimo vinto la finale e il dottor Carpi li guarda con un sorriso sardonico sibilando un 'Buon Natale' con sottotitolo 'Buon Nataleuncazzo che m'avete rovinato la cena, voi, l'omino distratto e sto supermercato demmerda che giuro sulle salamelle non mi rivede più. Ah, e già che siamo a dirsele: il vostro pane sembra truciolato, fa cagare."
Poi l'omino distratto abbraccia il neo papà che pensa 'Almeno un pandoro gratis me lo darà?' e la scena si chiude con un'inquadratura che passa attraverso un buco (metafora della vita?) in cui si intravedono delle persone che fanno festa.
Del vero eroe di questo spot, il dottor Carpi, si sono perse le tracce, ma pare lo abbiano trovato un'ora dopo nel parcheggio a urlare in faccia a quelli del 118 'Ma dove eravate, eh? Dove??? Mi avete fatto perdere una cena, inetti che non siete altro!' percuotendoli ripetutamente con una baguette. Di truciolato.

#lepubblicitàquellebelle

giovedì 14 dicembre 2017

Modella STYLOO(sa) per un giorno




"Simona, di qua!"
FOTO FLASH! FOTO FLASH!
"Simona, Simona! Da questa parte!"
FOTO FLASH! FOTO FLASH!
"Simona, un sorriso!"
FOTO FLASH! FOTO FLASH!
"Salve, sono di Cavalli & Segugi, i nostri lettori vorrebbero sapere cosa ne pensa delle briglie tempestate di swarovski del pony di Madonna."
"Salve, sono di Diva(no) Donna e Donnola, le nostre lettrici vorrebbero sapere se a Natale presenzierà alla Casa Bianca vista la sua amicizia con quell'icona di stile di Melania Trump! "
"Vi prego, uno alla volta. Dove è il mio chihuahua? (E il mio agente? Dov'è quell'inetto del mio agente quando serve?) Essere una donna famosa è così faticoso, a volte!"

Ecco, questo è quello che mi sono immaginata quando sono stata contattata da Styloo per una collaborazione.
"Salve, sono Valentina del team Styloo. La contatto perché ci piacerebbe averla come donna immagine per il nostro negozio di abbigliamento e oggettistica per la casa."
"Mi sa che avete sbagliato persona."
"Lei è Simona Fruzzetti codice fiscale SMNFR..."
"Sì, sì, allora sono io."
"Bene, come le dicevo la stiamo contattando perché..."
"Aspetti un attimo."
"Che c'è?"
"Negozio di abbigliamento, ha detto? No, perché forse c'è un errore, cioè se mi contattate per smistare le mail, portare i caffè e fare le fotocopie, ok."
"No, la contattiamo perché ci piacerebbe una collaborazione con lei."
"Con me."
"Certo, con lei. Potrebbe diventare la nostra donna immagine."
"Donna immagine."
"Ma perché ripete quello che dico?"
"Lo faccio sempre quando sono agitata."
"È agitata, adesso?"
"Un po'. Mi sta dicendo che dovrei indossare i vostri abiti?"
"Sì, probabilmente anche qualche intervista. Ad esempio che taglia porta?"
"Quarantakahjuhgkhi"
"Come?"
"Quaranta."
"Oh, bene."
"No, male. Ho mentito."
"Una 38?"
"Voi di Styloo siete persone ottimiste, ve l'hanno già detto?"
"Una 42?"
"Sotto."
"Sotto la 42?"
"No, sono 42 sotto se mi cospargo di grasso di foca e infilo gli abiti a forza, e 44/46 sopra."
"Uh, un bel seno!"
"No, manco quello. Ho solo due spalle che sembro un culturista."
"Ma la sua forma è bellissima! È così rara!"
"Lo so. Per farmi spezzare un tailleur spesso sono costretta ad abbattere le commesse a colpi di gruccia."
"Lo sappiamo."
"Lo sapete?"
"Sì, la seguiamo da un po' e ci siamo decisi a contattarla. Lei  è perfetta per noi, incarna la donna che cerchiamo per la nostra azienda: moderna, dinamica, ironica, che sa prendere la vita con leggerezza, ma con un occhio attento e sensibile al sociale. Ci terremo tanto, ma la preghiamo di dare prima un'occhiata al sito. Vorremmo che fosse una collaborazione 'sentita'."
"Giusto, già questo vi fa onore, si capisce che siete professionali. Mi dia il link, ma, aspetti un attimo...vendete trattori, seghe circolari, tappetini per auto a due posti, ammazza zanzare fosforescenti o lampade a forma di gnu?"
"Prego?"
"No, è che in questi anni mi hanno proposto un po' di tutto e io in genere rifiuto una collaborazione che non sento nelle mie corde, ma se non vendete 'ste robe qua, si parte già bene. Però vedo... orpolà... un bel sito davvero... bellissimi capi... prezzi competitivi... uh che bell'abito, dice che questo colore mi potrebbe donare?... Uh, vedo che Styloo è anche un progetto sociale che si occupa del reinserimento lavorativo di donne e ragazzi con un passato di disagio familiare."
"Sì, è quello che non si vede e non traspare, ma ne andiamo molto fieri. Styloo è anche questo."
"Devo dire che mi avete conquistata."
"Il suo è un sì?"
"Il mio è un sì?"
"Sta ripetendo di nuovo. È ancora agitata?"
"Sono ancora agitata? Lei che dice?"
"Io dico che dovrebbe accettare. Ci piacerebbe moltissimo."
"Lei mi lusinga e spero di non deludervi, io non so' la Ferragni."
"Ferragni chi?"
"La amo, signora Valentina. Il mio è un sì."

Bene: sono lieta di annunciarvi il primo piccolissimo passo verso (si spera) una collaborazione con Styloo, negozio di abbigliamento e articoli per la casa veramente, ma veramente bello. Date un'occhiata al sito e ditemi se sbaglio. Magari ci potete trovare anche qualche regalo di Natale, visto il periodo.
Ovviamente vista questa grande e bella novità io sto già preparando il red carpet e una penna che scriva decentemente, per firmare autografi  e frasi profonde sui vostri avambracci qualora foste sprovvisti di notes (sto cercando pure un chirurgo plastico, ma sono dettagli che devono rimanere tra noi.)

Questa volta la Ferragni ha da trema’ per davvero, io ve lo dico.



giovedì 30 novembre 2017

CANDY CANDY (Mo' ve lo spiego)






(Foto: https://scarletboulevard.com)


Allora, c'era una volta un'orfanella di nome Candy che fu abbandonata insieme a Annie in un orfanotrofio che si chiamava 'Casa di Pony'. È già qui ci sarebbe qualcosa da obiettare, perché ti immagini le bambine con code di cavallo azzurre e fluenti, che parlano con unicorni coi colori dell'arcobaleno. Ma i minipony verranno anni dopo. Comunque. La nostra sfigatella Candy come amico chi c'ha? Un gatto? Un cane? Un amico immaginario? No, un procione, animale notoriamente addomesticabile come un lupo marsicano che non mangia da otto mesi. Però il suo sfregarsi le zampette continuamente ce lo rende simpatico perché pare che dica 'A me della fine che farai memportanacippa, me ne lavo le mani.'
Un giorno sulla collina ha una visione. No, non siamo a Medjugorje e non è la Madonna, ma un tipo con il kilt che suona la cornamusa. Lei pensa: 'vuoi vedere che è quel gran pezzo di gnocco di Mel Gibson?' invece le va male perché è un biondino slavato che perde pure una spilletta mentre danza manco fosse un Roberto Bolle sbadato qualsiasi. Ma anche qui non poteva essere Mel Gibson perché Brave Heart è arrivato dopo. Comunque. La nostra Candy viene adottata da una famiglia in cui ci sono due figli simpatici come una rettoscopia e viene costretta a fare la cameriera e pulire le stanze al grido di 'Ti va di culo che non ti chiamiamo Cenerentola. E ora pulisci il camino, movite.' Dopo aver lucidato pure lo zerbino la nostra Candy riconosce il tipo ballerino con il kilt e scopre che si chiama Antonio, Antony per gli amici. Non fa in tempo a di' 'Mmh, però... chissà se suona pure il trombone', che questo je more cadendo da cavallo. Praticamente un rincoglionito. A lei piglia male e al grido di 'Mai una gioia!' torna all'orfanotrofio sperando che al posto dei pony ci sia uno stallone pronto a consolarla. Tra un cavallino, un trombone e un arcobaleno, la nostra Candy cresce e viene invitata a studiare a Londra in un prestigioso college. Qui incontra degli amichetti suoi che si chiamano come due marche di scarpe (Archie e Stear) conosciuti anni prima e pure Neal e Iriza della prima famiglia adottiva. Sì, lei è quella simpatica come un reflusso gastroesofageo. Qui Candy incontra Terence che con la tempra del maschio alfa le fa capire di non avere né una cornamusa, né una chitarra, ma se vogliono mettere su una band lui ci sta: lei suona il piano, lui la tromba. Ovviamente con lo gnocco di turno l'amore poteva essere solo travagliato: le persone gli si mettono contro, lui vuole essere portato in esterna da un casino di pretendenti e Candy deve gestire Iriza che invece di esclamare 'No, Maria, io esco!' fa uscire Candy dalla scuola. A quel punto la coppia si divide: Terence tenterà la fortuna di attore e verrà preso due anni dopo a Cento Vetrine e lei farà carriera come infermiera a Chicago ripiegando, nel tempo libero, come ballerina in un Night Club facendosi chiamare Caterina Zeta Jones. Qui tutto sembra evolversi per il meglio, ma NO. Terence invita Candy a uno spettacolo, l'amore sembra riacceso, ma poi una collega si fa male a una gamba, lui dice 'è colpa mia se mo' va zoppa' e decide di sta' con la tipa anche se non la ama. Sta tipa però capisce che lui sta con lei solo per pena ma ama Candy, quindi per lasciare campo libero si vuole uccidere ma Candy la ferma in tempo al grido di 'Ma nun fa cazzate, ma per un omo? MA TE PARE?' e lascia di nuovo Terence. Si ritroveranno anni dopo dalla D'Urso a vedere filmati in cui la tata di famiglia fa vedere le foto dei minipony.
La stagione finisce con Candy in compagnia di un certo Albert William Andrew che, detto tra noi, c'ho sempre da capi' chi cazzo è.

lunedì 13 novembre 2017

Io al Pisa Book Festival


Sono viva. Dato da non sottovalutare per due motivi, uno: tre giorni di fiera mi hanno sfiancano così tanto che a un certo punto parlavo da sola, sentivo le voci, e come il bambino del sesto senso, vedevo la gente morta. Due: mettete 12 donne che non si conoscono a condividere un evento, ognuna COL PROPRIO LIBRO da promuovere e vendere e ditemi se non vi vengono in mente i duelli all'ultimo sangue. Avrei scommesso che sarebbe finita a coltellate e con un morto in prima pagina sulla cronaca nera de IL TIRRENO e invece no, siamo vive e vegete. Non solo: siamo state collaborative, cortesi, simpatiche l'una con l'altra. Ewwa forse sceglie bene le proprie donne. O quelle in gamba scelgono Ewwa, fate voi.
Comunque.
Tre giorni intensissimi dove probabilmente io sarò ricordata come:
-quella che aveva sempre il telefono in mano. D'altronde sono UNA RAGAZZA molto social. Il fatto che poi non associ il vostro viso al vostro nome è solo un dettaglio.
-quella che adescava vecchietti con numeri di burlesque.
-quella che ogni mezz'ora diceva: "Io ho fame. Vado a prendere un panino. Volete qualcosa? Una lasagna? Un arrosto con patate? Del cinghiale in umido con le olive? Ve lo porto un caffè? Tanto non lo pago. HO FAME. HO FAME. HO FAME."
-quella che, impossibilitata realmente a mangiare come se fosse nella sua cucina, si limitava a ciucciare le caramelle. Ora infatti ho il diabete.
-quella che è stata definita SPUMEGGIANTE. Se proprio devo essere uno spumante, voglio essere quello BRUT, perché è SECCO, of course.
Le mie donne ewwine invece sono state tutte carine e simpatiche, qualcuna ha fatto numeri con acqua gassata innaffiando tutto lo stand (panico e fuggi fuggi manco fosse stato uno tsunami), un'altra ci ha deliziato con dei numeri di prestigio perché ci ha fatto sparire da sotto gli occhi un libro e noi non ce ne siamo manco accorte, un'altra ha fatto da untrice spargendo influenza a tutta randa, tanto che è stato allestito di fianco a noi un salottino per la rianimazione, un'altra ancora si è improvvisata cassiera facendo un lavoro ineccepibile, come pure un'altra a far la ragioniera. Ci mancava il poliziotto, il farmacista e il vicario e poi sembravamo un allegro villaggio dello Yorkshire.
Io ero troppo impegnata a far rispettare le dosi delle pastiglie ai vecchietti e ricordare loro l'esame per la prostata per star dietro a queste amenità.
Ho stretto amicizia con il ragazzo che faceva il 'buttadentro' alla sala davanti a noi, tanto da essere considerata il suo braccio destro. Alla fine, vista la sua giovane età e il fatto che lo rifocillavo con caramelle, acqua, considerazione, suggerimenti e consigli, al mio 'copriti quando esci che ti piglia un coccolone', mi ha risposto 'Sì, mamma.'
Quindi, ricapitolando: o mi vedono come Nonna Abelarda o come mamma. Mai 'na volta che mi vedano come Victoria Silvstedt o Belen Rodriguez.
Tirando le somme è stata un'esperienza bella e costruttiva che mi ha dato la possibilità di conoscere le altre Ewwa, di far conoscere i miei libri, ma più di tutto di incontrare tanti di voi (siete stati tantissimi!) che, sfidando maltempo, mariti, influenze, parcheggi impossibili e file chilometriche, siete venuti per conoscermi di persona, acquistare i libri e per abbracciarmi. In una parola: LA GIOIA, proprio.
p.s. già vi vedo, al calduccio di casa vostra, pensare:
1 chi me l'ha fatto fare
2 era meglio se andavo a coglie' i funghi
3 su Facebook sembrava più simpatica
Perché figa lo sono sempre, ovvio.

giovedì 28 settembre 2017

Dai retta a mamma - Guida per ragazzi che si affacciano sui social

                                                                            (Foto: www.focusjunior.it)


Figlia mia, anche tu un giorno ti affaccerai sui social e sarà la fine  quando avverrà sarò contenta;  è giusto che  tu abbia questo modo bizzarro di confrontarti col mondo. Lascia solo che ti dia qualche consiglio per far sì che questa esperienza ti arricchisca e non ti faccia valutare l’ipotesi di fare una strage di anime innocenti.

-Metti una foto profilo che ti rappresenti. Niente gattini, niente cucciolini, niente orsetti. Chi sei, un veterinario? No. E niente melanzana, niente carota e soprattutto niente patata, sei forse un’ortolana? Nemmeno. Anche se, ti avverto, potresti trovare nel tuo cammino piselli in bella vista perché qualche ortolano che vende o regala mercanzia c’è, ma saprai riconoscerli subito perché in genere sono amici di creature leggendarie: corpo di uomo e testa di cazzo. 

-Evita di parlare di soldi, religione e politica, sono temi che infiammano il popolo dei social. Quanto guadagni, chi preghi e chi voti, fa parte del pacchetto ‘vita privata’. Perché tu dovessi prendere una querela, con quello che guadagno  non posso permettermi un avvocato, grazie a questo governo ladro. Signore aiutaci tu.

-Se ti capita in chat un tipo che si esprime così: “Se ti avrebbi conosciuto prima penzo ke mi fossi innamorato di te,” scappa. Anzi no, chiudi tutto. Cancellati. Dai fuoco al computer.

-Te lo dico subito: verrai taggata ad minchiam. Capita a tutti almeno una volta nella vita e capiterà anche a te, diciamo che è una sorta di battesimo. Se almeno una volta non sei stata taggata nel biglietto natalizio coi lustrini insieme a 64083 persone, non sei nessuno. Se almeno una volta non sei stata taggata nella pubblicità dello sturalavandino col cinquanta per cento di sconto, sei una nullità. Quindi, se dovesse capitare, gioisci a mamma. Non è un problema.

-Capiterà anche che ti aggiungano ai gruppi senza chiedertelo. Anche qui, se non ti capita almeno una volta, non puoi dire di stare al mondo. Quindi, se dovesse capitare, incazzati a mamma.

-Se soffri di gastrite evita post su temi scottanti del momento tipo #vaccini #trump #despacito. Potresti leggere cose che ti faranno rimpiangere “se io avrebbi”.

-Ogni tanto ricordati di dare un’occhiata alla cartella ‘messaggi in sospeso’. Potresti accorgerti di aver ricevuto 18 dichiarazioni d’amore, 7 anelli di fidanzamento virtuali e una proposta di matrimonio da uno sceicco. Dopo esserti fatta una risata cancella tutto. A meno che lo sceicco non ti regali uno yacht o il suo aereo privato; in quel caso ne parliamo un attimo.

-Stai lontana dai polemici. Non chiedermi perché. Perché sì, fidati di mamma tua.

-Non accettare l’amicizia da chiunque, prima controlla il profilo, poi valuta. Se è un ortolano o un amico di “Se io avrebbi” lascia stare.

-Non lasciare che qualcuno occupi abusivamente la tua bacheca. È come se fosse casa tua, devi decidere tu cosa metterci e cosa no. E ogni tanto, visto che non la fai nella tua cameretta, almeno qui fai un po’ di pulizia.

- Sappi che verrai invitata a degli eventi di cui non ti frega un cazzo a milleduecento km da casa tua, tipo a un aperitivo della durata di 45 minuti nel quale un tizio, di cui ignori l’esistenza, presenta un manuale su come svitare accuratamente una lampadina. Sorvola, dai retta a mamma. A meno che tu non abbia accettato la proposta di matrimonio dello sceicco. In quel caso, con l’aereo privato, arriveresti in un battibaleno e faresti pure un figurone. Nel caso, ricordati farti un selfie e taggare tutti gli invitati all’evento.

-Infine: partecipa a dibattiti, di’ la tua, fatti sentire, ma sempre con sobrietà e rispettando il prossimo. Confrontati. Argomenta. E sappi che qualsiasi offesa o ingiuria scritta sui social ha lo stesso peso della vita reale. Quindi impara anche a tutelarti e nel dubbio screeshotta.
Screenshotta sempre.

Dai retta a mamma.









lunedì 25 settembre 2017

Dietro le quinte di un romanzo: domande e curiosità.


L'altro giorno un'amica mi ha chiesto: "Ma i titoli dei tuoi romanzi, come ti vengono?" Da questa semplice domanda ne sono partite altre a raffica sulle curiosità che riguardano i miei libri e ho deciso di fare un post in cui vi racconto un po' di aneddoti e curiosità (senza spoilerare troppo, ovvio)
Per prima cosa rispondo proprio a lei:
Per quanto riguarda i due romanzi con la Piemme, i titoli sono stati concordati con l'editore. In genere loro mettono sul tavolo una rosa di titoli, io una rosa dei miei (ci pensiamo insieme diciamo) poi se ne parla, si tirano le somme e si sceglie. Io ho avuto la fortuna di avere 'voce in capitolo' perché a volte un titolo viene imposto all'autore più o meno velatamente.
Per Chiudi gli occhi l'ho scelto quasi a metà stesura e per chi ha letto il libro  capisce il perché ;-)
Per Come hai detto che ti chiami? la scelta è stata istantanea, fulminea, era già nella mia testa prima di buttare giù la scaletta. Qualcuno ha detto che usare un punto interrogativo nel titolo (una domanda, in pratica) è una mossa azzardata e inusuale. Ma io amo le sfide, che ci volete fare.
Piccola curiosità: in questi due e in quello che sto scrivendo il titolo è presente all'interno del libro. È una cosa che proprio  mi piace ritrovare nel testo; che sia in un dialogo, in una descrizione, in un pensiero del protagonista poco importa.

Ven­ni istruita su cosa dire, ma so­prattutto su cosa non dire. 'Lascia parlare me, Jordan. Chiudi gli occhi, adesso. Non è successo nulla.' Come se solo chiuderli, fosse bastato a cancel­lare l'orrore che avevo vissuto.

Come l'ha chiamata lui? Una botta e via? Bene, ho a che fare con un serial lover, di quelli che non ci pensano su un attimo a sdraiarti sul tavolo di cucina o spalmarti su un letto, per poi chiederti mentre si rivestono: «Come hai detto che ti chiami?» E conoscendolo, non penso nemmeno faccia troppa fatica a collezionare gentil donzelle, anche sposate.


Ma ora veniamo alle curiosità:

Chiudi gli occhi


-Mike in origine si sarebbe dovuto chiamare Robert. Nome che a me piace molto, ma durante la stesura l’ho trovato più volte ridondante e la scelta è caduta su Mike. Più corto e, per il personaggio, più incisivo.
-Inizialmente a Jordan avevo dato una figlia. Strano vero? Ho ancora alcune bozze con alcuni appunti sulla bambina, prima ovviamente di dare al romanzo l’impronta di adesso. Inconsciamente quella che doveva essere la figlia si è tramutata in Billy.
-Boogie, il cane, non era previsto.
-La storia è ambientata in Irlanda, terra che sì mi ha ispirato e aiutato nella stesura, ma il romanzo è nato nelle vallate verdissime del Galles. Ricordo una distesa di erica, una pioggerellina fine, il silenzio assoluto. Jordan, con la sua storia, è iniziata lì.
-La scena del parto della mucca, e tutto quello che concerne il tema ‘psicologia’ e ‘psichiatria’ è frutto di un attento, faticoso, ed estenuante studio sulla materia (e sul campo). Praticamente sono tornata sui libri.
Postilla: Ken Follett dedica alla ricerca e allo studio dei suoi libri il primo anno di lavoro. Io manco vi sto a di' quanto tempo ci ho messo, infatti non sono Ken Follett.


Mi piaci ti sposo



-In origine si sarebbe dovuto chiamare in un altro modo, ancora più romanticoso. 
-È nato da un post. Il primo capitolo, leggermente rivisitato, è presente nel blog. Tutto era iniziato come un semplice esperimento con le lettrici: "Datemi dei nomi e vi creo un racconto." Ecco, mi sono lasciata prendere la mano perché ne è nato un romanzo.
-Anita esiste davvero, è una badante con la quale ho avuto a che fare per molti anni. Tutto quello che è stato descritto è ispirato a lei. E pensare che all'inizio le avevo riservato un ruolo molto molto marginale.
-Non ho mai vissuto a Milano e l’ho visitata solo poche volte. Tuttavia in parecchie recensioni mi sono stati fatti i complimenti per l’atmosfera milanese ricreata. O assorbo molto bene le informazioni o so usare molto bene Internet e tutto quello che può offrire, compreso Google Maps :-)


Parigi mon amour

-Lo stesso non si può dire di Parigi che invece conosco quasi come le mie tasche. Per un epilogo così romantico non potevo non scegliere la città dell'ammmmore per eccellenza.
-La scena in cui Alice si fa fare il ritratto l’ho vissuta davvero, con lo stesso stato d'animo.
-La storia della scarpetta di cristallo e il gran finale, non sono propriamente inventati. Come ho specificato nei ringraziamenti sono tutte cose che ho vissuto. No, la scarpetta non l'ho comprata e nessuno me l'ha regalata MA ESISTE. 
-Per questo romanzo mi sono fatta una cultura di abiti da sposa e wedding planner che lèvati. Ora potrei aprire un atelier.

Come hai detto che ti chiami?


-Giulia Agrippina e Valerio non si sarebbero dovuti incontrare come avete letto, ma tramite un annuncio affisso a una bacheca dell’università frequentata da Giulia.
-La copertina attuale è stata scelta tra quattro bozze e lo sfondo iniziale non era verde Tiffany, ma grigio. Questo sfondo l'ho voluto fortemente.
-La ragazza raffigurata in copertina è un'attrice.
-Gatto è liberamente e spudoratamente ispirato a Charlie.
-La casa di Giulia e Marco è la descrizione della mia vecchia casa, quando abitavo in centro.
-Valerio non esiste.

Le domande delle lettrici.

Simona chiede: quanto di tuo c'è nei tuoi romanzi? Mi va bene la percentuale.
Diciamo un 50 e 50. Ovvio che ogni romanzo non è la mia storia e non c'è niente di autobiografico, ma più o meno involontariamente la 'mia presenza' si avverte. Alcuni pensieri e/o azioni sono miei senza dubbio, altre volte sono costruiti proprio per dare spessore e coerenza al personaggio. Sì, a volte ho fatto fatica a far dire o far fare qualcosa alla protagonista, qualcosa che si discostava molto dal mio modo di fare e/o pensare, ma credo sia normale questo. Bensì la scriva io non è la mia storia, è la loro.

Marzia chiede: in Come hai detto che ti chiami? il nome ha suggerito il personaggio o il personaggio ha suggerito il nome?
Senza dubbio la prima che hai detto. Infatti tutto è nato dalla primissima frase buttata giù: "Ciao, sono Giulia e sono sobria da un mese." che poi è l'inizio del romanzo. Da lì è nato tutto e chiaramente essendo un romanzo centrato sui nomi, è il nome che ha creato il personaggio e non viceversa anche se Valerio, per ovvi motivi,  non poteva chiamarsi Sandro. 

Barbara chiede: qualcuno della tua famiglia è mai apparso o apparirà nei tuoi romanzi?
Nei ringraziamenti di Come hai detto che ti chiami? lo dico piuttosto chiaramente: la figura di nonna Italia è per molti versi la mia adorata nonna. Non solo: molti aneddoti bizzarri del libro che la riguardano non sono inventati, ma sono appartenuti veramente a lei. Infatti i familiari che hanno letto il libro l'hanno riconosciuta subito e, ovviamente, ha fatto loro piacere perché nonna Italia è uno dei personaggi più amati dai lettori.
Mi piacerebbe leggere un tuo romanzo giallo, ma ironico e comico. In futuro sarà possibile?
Mai dire mai! In effetti mi divido tra l'ironico e il romantic suspense, quindi perché no? Potrebbe essere un connubio perfetto. Vedremo, sono pronta a tutto.

Elisabetta chiede: invenzione, fatti di cronaca, conversazioni origliate sbadatamente, quanta realtà e quanta fantasia nei tuoi scritti?
Anche qui direi un 50 e 50. Mi ritengo una grande osservatrice quindi tutto quello che vedo o sento, mi è sempre tornato utile per i miei romanzi. L'invenzione di una trama, anche se semplice, deve essere supportata da una ricerca per evitare di scrivere castronerie. Mi è capitato più di una volta, l'ultima proprio ieri pomeriggio, di fare domande specifiche per non incorrere in inesattezze. Ecco, magari per una conversazione origliata io sarei capace di costruirci una trama e poi un romanzo. Pensa che quello che sto scrivendo è nato da un'immagine di una manciata di secondi. Una folgorazione. Volente o nolente sono una spugna: anche senza volerlo assorbo informazioni, voci, suoni, atmosfere che poi riverso sui miei scritti.
Ergo: pensa te che casino perenne c'ho in testa.


Grazie a chi ha partecipato a questo ennesimo 'esperimento', sia mai che ci nasca qualcosa di nuovo.










lunedì 19 giugno 2017

Recensione: Bridget Jones's Baby

                                                                                       (Foto: https://en.wikipedia.org/)


Allora, c'è questo pensiero comune che la famosa Bridget Jones (nata dalla squisita penna di Helen Fielding) sia di fatto una sfigata. Ora, parliamoci chiaro: una che si fa Daniel Cleaver (Hugh Grant), Mark Darcy (Colin Firth) e infine Jack Qwant (Patrick Dempsey) vi pare una sfigata? 
Comunque.
Il terzo capitolo della saga si apre con la nostra beniamina parecchio più magra, un po' invecchiata e abbastanza rifatta. Lavora in uno show televisivo e fa quello che faceva Boncompagni con Ambra: suggerisce frasi a cazzo nell'auricolare. Ovviamente la sua migliore amica è quella che riceve suggerimenti ad minchiam e invece di dirle 'posa il fiasco perché me fai fa' figure demmerda', si mette d'impegno per trovarle un uomo. E dove vanno? Dalla De Filippi a Uomini&Donne? No, la trascina tipo a un rave al grido di 'sesso, droga e rock and roll' e le dice "Ti ho portata qui perché ti devi sbloccare, devi ritrovare la gioia di vivere quindi devi fare sesso col primo che incontri!"
Praticamente si deve trasformare in breve tempo in una ornitologa: deve circondarsi di uccelli.
E secondo voi qual è il primo uomo che incontra? Danny De Vito? Jack Black? Woody Allen? No, PATRICK DEMPSEY. Ma pensa te che culo. Dopo averla salvata da una pozzanghera di fango nella quale lei era caduta (citando pure Cenerentola) lei pensa "Ma guarda questo che carino." Ma mica pensa a quello che le ha detto l'amica, ennò! Perché la nostra Bridget è pur sempre una stordita.
Fatto sta che Bridget perde la sua amica durante 'sto rave e cammina cammina, cerca che ti ricerca, entra per sbaglio in un alloggio di questa fiera della porchetta (una tenda tipo riserva indiana) e chi ci trova dentro? Toro seduto? Geronimo? Balla con le pantegane? No. Ci ri-trova Patrick Dempsey. Quando si dice la fortuna! E lo trova vestito di un'armatura? NO. Lo trova a LETTO, NUDO.
Qua da commedia diventa un film di fantascienza. Ma ancora non è finita siore e siori, perché senza manco conoscersi lui che fa? La invita a dare 'una ramatina' (Ceccherini ne 'Il Ciclone' cit.). In men che non si dica lei si fa Patrick Dempsey e torna al suo lavoro felice e contenta. E ce credo, pora cocca.
Pochi giorni dopo purtroppo è al funerale di Daniel (In teoria, perché in pratica il corpo non si trova, ndr) e lì incontra Mark Darcy che però (Mica le puoi avere tutte vinte!) è sposato. L'attrazione c'è ancora, l'affetto pure e dopo poco (ma allora dillo che c'hai più culo che polmoni, fija mia) lui le dice che sta divorziando, che la ama e bla bla bla e finiscono a letto. TUTTO STO BEN DI DIO NEL GIRO DI UNA SETTIMANA.
Mentre la sua amica le dice "Sono felice che tu mi abbia preso in parola, ma datte na carmata che c'hai più uccelli intorno te che una voliera" la nostra Bridget scopre di essere incinta. Ovvio che non sa manco da che parte girarsi e comincia la diatriba "Chi sarà il padre, Mark o Jack?" Io intanto le urlavo dal televisore "Che te frega, sarà figo a prescindere!".
Con la gravidanza facciamo la conoscenza della ginecologa che tutte vorremmo avere: una splendida Emma Thompson carica di ironia, sarcasmo e cinismo. Guiderà Bridget per tutta la gravidanza al grido di "Ma che te ne fai degli uomini? Tanto la devi far uscire te una testa grossa come un melone da un buco piccolo come una nespola, mica loro!"
Inizia così la guerra tra i due padri: chi le porta il caffè, chi le brioches, chi le fa i massaggi, chi le regala fiori. Alla fine  lei li sfancula tutti e due perché "Sì, sei molto bello, hai fatto Grey's Anatomy, sei un icona sexy di mezzo mondo e la Fruzzetti per te scalerebbe anche il K2 con sua suocera sulle spalle, ma NO. Non mi garbi." e "Voglio Mark, voglio Mark, voglio Mark, ma tho, guarda è con sua moglie quindi anche se aspetto un figlio da lui sai che c'è? Fanculo. Non lo voglio più."
Praticamente Bridget non ci sta a capi' più un cazzo.
Arriva il giorno del parto e la nostra Bridget (che viene licenziata a forza di dare suggerimenti di merda, vestirsi come mi'nonna e scambiare un autista per un generale) ha accanto comunque i due uomini. È chiaro a tutti, pure alla ginecologa, che Bridget pende un po' di più per il buon caro vecchio Mark, ma fino alla fine non si scoprirà chi sia effettivamente il padre.

(Voci di corridoio fanno sapere che dopo il film centinaia di donne sono entrate a sorpresa nelle tende di indiani, circensi e campeggiatori con la speranza di trovarci un Patrick Demsey nudo qualunque che, facendo l'occhiolino, domandasse loro: "Dos il ramatos? Eh?" 




lunedì 29 maggio 2017

Craft: le cassettine porta oggetti.




Allora. Succede che veda un fruttivendolo gettare della cassette di legno, ma non cassette qualunque, cassette che contenevano ciliegie. Quindi piccole. Succede che al resto del mondo SEMBRANO delle semplici cassette (da buttare) tranne alla sottoscritta che pensa "Ma va' che belle! Cosa ci potrei fare?"
Dopo aver spulciato qualche link dove davvero ci mancava il poterci fare la doccia e poi sarebbero servite a tutto, ho deciso di partire dalla cosa più facile: delle cassettine porta oggetti.
(Forte del fatto che non ho dovuto comprare nulla tranne le tinte) - (Sì, nella craft house ho parecchio materiale) 
Le cassette, prima di diventare come la prima foto, erano così:

Su suggerimento dell'omino della ferramenta (sempre sia lodato) ho dato prima una mano di cementite (sennò colcà che lo smalto ci sta) e poi una bella passata di smalto bianco (che fa presto anche ad asciugare)


Ho lasciato poi asciugare le cassettine, ma nel frattempo vuoi stare ferma? Ennò! Mi sono messa a fare delle prove, a scegliere i nastri, i bottoncini, a creare piccole decorazioni per abbellire le mie scatoline.
 Dopodiché ho pensato all'interno (in origine bruttarello visto che è pure tutto bucherellato.) Ho preso del cartone spesso e scelto delle stoffe che potevano fare pendant con i nastri con i quali avevo decorato l'esterno. (sì, se ve lo state domandando è sì: pure la stoffa avevo.)
Ho tagliato il cartone a misura e l'ho foderato aiutandomi con la colla a caldo. Poi, l'ho pressato per bene all'interno.

La cosa più divertente sono stati gli abbinamenti (tipo scegliere le conchiglie per una o creare fiocchetti a mano per l'altra) e le varie tipologie di cassettine. 


 Io ne ho create tre ben distinte. Quella marina, dove ho scelto della stoffa blu scura e trina color sabbia. La stoffa è duble face e l'avevo già utilizzata per dei quadretti da mettere in  camera da letto che è a tema marinaro.



Ho aggiunto delle conchiglie e la cassettina può essere messa sul comò come porta creme/profumi/cosmetici.








Per l'interno della cassettina ho usato l'altro lato della stoffa (più chiaro) e ho scelto di immortalare un bel cavalluccio marino.


Poi è stata la volta della cassettina rustica, dal vago sapore campagnolo. Ho usato del nastro di iuta e trina e un nastrino fine con uccellini, fiori, solecuoreamore. I colori usati questa volta sono il sabbia e il lillà.  L'ho impreziosita con due stralci piccolini di lavanda e con un bottone (sempre lillà) incollato su un fiore di legno.





Può essere usato come svuotatasche in un ingresso rustico, ma credo che stia bene anche nella mia craf house, nevvero?


Infine, quella romantica sui toni del rosa. Il nastro grande è un nastro che ho conservato da tre anni a questa parte e finalmente sono stata felice di usarlo (era il nastro di un mazzo di rose inglesi regalatomi da una signora per il Jane Austen Day)





 

Molto shabby il nastrino piccolo che ho usato con citazioni, farfalle, rose e chiavi e mi è sembrato carino aggiungere un piccola chiave al lato. I fiocchetti li ho fatto io, chevvelodicoaffa'. Questa cassettina me la sono immaginata tipo vassoietto per un tè a due o come raccoglitore per la posta in un salotto o uno studio arredato in stile shabby chic,



 Ed ecco qua le mie primissime cassettine porta oggetti. Vojo di', chi direbbe che contenevano delle 'banalissime' ciliegie?
 



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