martedì 22 dicembre 2015

I giorni che precedono il Natale: consigli per gli acquisti

                                                                                  Foto:www.globusmagazine.it



Questi sono giorni nei quali:
  • abbiamo il portafogli pieno di scontrini perché “Se non gli piace, con lo scontrino lo posso cambiare, vero?” Poi, ovviamente, lo scontrino del regalo da cambiare non lo trovi manco a mori' per poi rinvenirlo a Pasqua ma nel frattempo Zio Ernesto ha fatto la dieta ed entra nel maglioncino taglia M che gli avevi preso a Natale con una botta di ottimismo e dieci diottrie in meno.
  • le commesse, prima di aprire la serranda, fanno colazione con cappuccino e xanax per reggere all'isterismo dei clienti. E i clienti fanno colazione con xanax e cappuccino per reggere l'isterismo delle commesse.
  • immancabilmente, ogni anno, rischiamo di fare lo stesso regalo alla stessa persona perché tutti gli anni ci diciamo “Devo fare una lista di cosa regalo a chi, così l'anno prossimo non faccio casino,” ma puntualmente regaliamo la sciarpina alla cugina che grazie a noi può apri' na bancarella di pashime al mercato.
  • “Quest'anno solo pensierini!” per poi guardare con aria triste il regalo preso alla prozia che è talmente misero che pure la piccola fiammiferaia vi guarderebbe male. Allora ci aggiungete qualcosa per dare un po' di valore e tono al regalo, ma l'accostamento vi viene male e quindi regalate il vaso di fiori insieme a una cornice che richiama tanto la vetrina delle pompe funebri giù all'angolo. Nel frattempo la prozia tocca ferro e una volta aperti i regali vi fanculizza con triplo carpiato.
  • “Quest'anno solo i regali ai bimbi!” pensando di risparmiare un pochino ma non avete fatto i conti che un trattore di plastica grosso come una scatola di formaggini costa quanto uno pneumatico di uno vero e una navicella spaziale di Star Wars di 8x5 cm quanto una cena al Ristorante Cracco con Harrison Ford.
  • chiami mamma per domandare “Te che regalo vorresti fare a nonna? E a Luisa? E a Norberto?” tanto pe' sape' dove andare a parare e giocare d'anticipo per poi scoprire che tu' madre ha già preso tutti i regali ad agosto lasciandoti il compito di scervellarti fino a farti sanguinare il naso.
  • smadonni in turco perché, come ogni anno, ti ritrovi a fare i regali all'ultimo minuto nonostante l'anno scorso ti fossi ripromessa di iniziare prima. Questo ti fa comprare regali alla cazzo e del tutto improbabili (con un'ansia da prestazione indicibile) e speri che chi li riceva abbia un attacco di narcolessia allo strappo della carta e che cada in stato catatonico fino alla befana.
  • ti sembra di scorgere in mano alle altre persone regali più belli e indovinati di quelli che hai scelto tu, per poi andare nel solito reparto dello stesso negozio, rigirarli tra le mani e scoprire che non sono tutto sto granché. Dopo chiamate l'analista, grazie.
  • per l'ultimo pandoro di marca a 2.99 saresti pronto a uccidere a colpi di salmone norvegese la donnina che ti sta precedendo col carrello con la ruota sminchiata. In quei secondi, se non hai a portata di mano nemmeno il salmone da brandire, preghi che abbia un attacco di colite seduta stante o che la piramide dei pelati in offerta la sommerga come lava. 
  • c'è il giro di telefonate da parte della sorella “A mamma il regalo lo facciamo insieme?” seguita dalla telefonata di tua madre “A tua sorella il regalo lo facciamo insieme?” Che a loro volta si telefonano tra di loro per fartelo insieme e al pranzo di Natale non solo c'è un rigiro di soldi sotto banco che manco tra spacciatori alle tre di notte nei vicoli bui della città, ma realizzate che se ognuno se lo fosse comprato per i cazzi propri ci avreste sicuramente guadagnato.
  • c'è da pensare al regalo delle maestre, che è una piaga che in confronto quelle d'Egitto sono 'na passeggiata. Mamme che si scannano, chat di Whatsapp che prendono letteralmente fuoco, e donnine fino a pochi giorni fa amorevoli, pronte a scuoiarti viva se anche provi a replicare che “forse sarebbe meglio acquistare materiale per la scuo...” Niente, non puoi finire perché sei morta, il regalo alle maestre s'ha da fare. Come vuole lei, ovvio.
  • arriva il nonno o lo zio più anziano che con una pacca sulla spalla ti dice solenne “Io ti do i soldi così ci compri cosa ti pare.” Che non hai mai capito se sia veramente un regalo che lui fa a te o un regalo che tu fai a lui per toglierlo dall'impiccio di scervellarsi a pensare e scegliere un regalo per te.
  • giorni nei quali le frasi must sono “Che vuoi per Natale?” / “Che ti manca?” / “Ti serve qualcosa? Così vado sul sicuro.”/ “Se ti serve il pigiama te lo regalo io. La XL va bene? Rosso? O a fiorellini? Se poi non ti piace lo vai a cambiare, tanto lo prendo alla merceria da Valeria, siamo già d'accordo.”
    Tutte frasi molto utili, pratiche, ma con una poesia pari a un rutto durante un coro gospel la notte di Natale.



giovedì 17 dicembre 2015

Star Wars: questo sconosciuto.

Ora, io lo so che il momento è catartico e che metà mondo da ieri, ossia dall'uscita del film, è in fibrillazione per Star Wars. E io sono con voi. Davvero. Non ho idea di cosa state a idolatrare ma sono con voi, giuro. Il Santo e la ragazzina pure loro sono molto presi, per cui io sono vittima, come poche altre persone, della sindrome “Nonsodichecazzostiamoparlando.”
Io Star Wars non l'ho mai visto. Datemi fuoco, impalatemi, fate quello che volete, ma davvero ho questa mancanza che temo mi marchierà a fuoco come i vitelli e pure sulla carta di identità alla voce 'Segni particolari' ci sarà scritto “Non ha mai visto Star Wars.”
Perché vedete, non è solo una questione di gusti (anche se io mi faccio guidare molto da quelli) è che proprio a me tutti i personaggi richiamano altre cose e non riesco a concentrarmi. Per noi profani (oh sì, non sono la sola) Star Wars non è altro che un ricettacolo di personaggi strani che sguainano la spada laser ad minchiam con quel suono metallico Wuuuommm Wuoooommmm! E ci si ferma lì, ignoranti che non siamo altro.
Quindi, se potete, perdonateci. 

Perdonateci se quando vediamo Obi-Wan Kenobi (vecchio) ci viene in mente un misto tra Albus Silente e  Gandalf del signore degli anelli. O al limite pure Sean Connery ne Il nome della Rosa. O Frate Indovino. Insomma quel saio lì, noi lo abbiamo già visto da qualche parte.


 Perdonateci se alla domanda “Tu conosci C-3PO?” rispondiamo “No, mio figlio a informatica fa il C++, che è, un nuovo programma?” e perdonateci ancora quando, stizziti ci fate vedere la foto e noi tra il serio e faceto replichiamo “Ahhh, ho capito! Ma non c'è più la Charlize Theron per la pubblicità della J' ador? Ma pensa te, i robot ci ruberanno il lavoro!


Perdonateci se quando vediamo Chewbecca ci viene in mente solo che non ci facciamo la ceretta da due settimane e abbiamo i peli sugli stinchi grossi e lunghi come lana Merinos. Che poi non si capisce come mai fate gli schizzinosi per due millimetri di ricrescita sul nostro polpaccio quando amate personaggi ipertricotici come Chewbecca, ma non divaghiamo.


Perdonateci quando alla vostra esclamazione davanti a Harrison Ford “Guarda, lui è Solo!” noi donne replichiamo con la bava alla bocca “Ma magari! Invece è sposato con una più giovane di lui di ventidue anni!Amò, non sai una mazza di gossip, aggiornati per cortesia.” E comunque Solo noi Harrison Ford non ce lo vediamo. O comunque non ce lo lasceremmo mai, che sia messo agli atti.


Perdonateci quando cercate di farci capire che Yoda è il Grande Maestro.
Se lui, alto un metro e un pinolo, è il GRANDE maestro, mi immagino come possa essere un supplente. A vederlo, così verde, grinzoso e bruttarello, mi viene in mente Shrek dopo un tamponamento sulla tangenziale. O un lavaggio a 90° senza ammorbidente.

Perdonateci se ogni volta che inquadrano Dart Fener corriamo a prendere del cortisone. A noi tutta quell'asma ci mette ansia. Noi, mamme italiche premurose, siamo tentate di avvicinare l'orecchio al monitor e intimargli “Dica 33...Eh, qui è una brutta bronchite. Io glielo dico per il suo bene: per andare in motorino non basta il casco, qui ci vuole una bella sciarpetta. Che sennò questa asma colcazzo che ce la togliamo, va bene? Nel frattempo uno sciroppino, tho!”

Perdonateci quando ci presentate Luke e noi domandiamo “E Bo?” perché noi, donnine degli anni '80 non stavamo a vede' le guerre stellari. Stavamo incollate alla tv a vede' du' gnocchi, uno biondo e uno moro che rincorrevano delinquenti su una macchina sportiva. Quindi del vostro Luke non sappiamo una mazza, del nostro anche quanti peli aveva sull'avambraccio.


Perdonateci quando alla vista di Leila non pensiamo a una principessa ma a “Chi minchia è il tuo parrucchiere?” e nel nostro immaginario sta pure per spuntare Enzo Miccio che, sguainando una piastra, esclama “Ma tesssssorooo! Ma come ti pettini! Via questi nidi di poiana sopra le orecchie! Vie queste girelle che ti fanno sembrare più 'motta' che viva! Via questa divisa nel mezzo alla testa che andava negli anni venti. Basta con queste ciambelle senza buco, ma ti pare? E poi guardati, hai un bisogno disperato di Chanel!” (cit.)


Perdonateci quando appare il robottino e voi esclamate “Eccolo! R2-D2!” noi ribattiamo con “Colpito e affondato! Amò m'hai fatto fuori la portaerei porcatroia!”


Insomma, alcune di noi non sono fatte per quella roba lì. Perdonateci. E siate clementi, voi uomini. E no, non regge la scusa “Ma è un film che ha segnato la storia del cinema.” Perché per noi ci sono altri film che hanno segnato la storia del cinema e che voi, ignorate bellamente. Almeno che non sappiate dirmi dove non puoi mettere Baby, chi è quella Granculo e cosa vuol dire “Andare ai materassi”.

In tal caso, avete vinto voi e non ci resta che punirci col cilicio.



lunedì 14 dicembre 2015

Il rituale dei regali di Natale


Eccomi di nuovo su questo blog dopo una lunga pausa, dove mi credevate alle Maldive o rapita dagli alieni. Invece no, come le amiche di fb sanno bene, è solo iniziato Dicembre e udite udite ho cambiato la cucina. Questo comporta non solo frugarsi per bene, ma pure sbattimenti vari come vivere tipo campeggio per alcuni giorni, senza acquaio, senza frigo e senza fornello. Roba che sciacquavo le tazze della colazione nel lavandino e mettevo i formaggi sul davanzale come Nonna Papera con le torte. In tutto questo marasma (dove avevo i tegami nella vetrinetta in salotto e per cercare uno schiaccianoci dovevi pregare Padre Pio o armarti di TomTom) io, ovviamente, ho continuato a fare finta che fosse un Dicembre come gli altri anni. Mica penso "Ok, Simo, hai un bel po' di casino in casa, quindi quest'anno i regalini li compri, non fai i dolcetti e te dai una calmata."
Macchè. Ma figuratevi. Quindi nonostante avessi i cucchiai nel cassetto delle mutande ho fatto sì che anche questo Natale, io e la mia famiglia,  assaporassimo tutta l'atmosfera. 
Che poi a noi il Natale piace tanto. Piace talmente tanto che ci pensiamo pure ad Agosto. Infatti raccogliamo bacche, pigne, muschi e licheni per fare le decorazioni quando fuori ci sono ancora 40° e ai piedi abbiamo le infradito.
Di seguito alcuni rituali di casa Fruzzetti per preparare i doni di Natale:

I Regali fatti a mano: 


Sia chiaro: i regali fatti a mano non si fanno per risparmiare, si fanno per il gusto di regalare qualcosa fatto con le proprie manine e un pezzettino di cuore. Chiunque abbia provato almeno una volta a prendere del materiale per confezionare due doni, si accorgerà ben presto che avrebbe fatto prima a comprarli. Ma non è questo il punto. Io amo, ogni anno, cercare un'idea nuova, un oggettino semplice, da regalare alle amiche più care. C'è dietro tutta una ricerca di gusti, colore e utilità e spero vivamente  che questo venga percepito. 

I chiudipacco:


Questa è una fissa che mi è presa negli ultimi anni, roba che se non metto un chiudipacco non mi sento NESSUNO. In genere uso oggetti carini, a basso costo ma di effetto, a volte li faccio a mano. 



Raccolgo bacche e pigne anche per quello, perché con un po' colla e glitter possono diventare dei chiudipacco fantastici. Riciclo pure vecchie decorazioni o pezzi di albero finto (sapete quando vi si strappa un pezzo?) per impreziosire una scatola o una ghirlanda. Tengo tutto a portata di mano sotto l'albero, dentro un cesto e in alcune scatoline. Basta, all'occorrenza, infilare la mano, agguantare una decorazione e il gioco è fatto. Praticamente sembra un angolo di un negozio pronto a farti un pacchetto, ma mi piace farmi ispirare dal momento. E dall'albero. 

I Bigliettini:

Amo così tanto i bigliettini che me li tengo. Tipo che, in un villaggino in Inghilterra, 
 abbiamo preso dei biglietti di Natale così belli e particolari che li appendo per figura a una fila di lucine. Sono patologica, lo so.


 Invece, per i regali, mi piacciono gli adesivi, così evitiamo lo scambio promiscuo nel casino della mattina di Natale, che a nonna poi va il perizoma leopardato di Intimissimi e alla nipote ventenne il Salvavita Beghelli. Io ve lo dico: mettete sti benedetti biglietti.

Dolcetti fatti in casa:
Quanto è bello cucinare per gli altri? Regalare il frutto della vostra fantasia? Che  siano biscotti, panettoni, praline o un muffin, non ha importanza. Se avete tempo e voglia di cimentarvi provate per una volta a regalare dei dolcetti fatti da voi, saranno graditissimi, fidatevi. Io per quest'anno avevo deciso delle cose che mi stanno saltando per il semplice fatto che il forno deve sempre arrivare, quindi non mi sono data per vinta e sto testando delle ricettine senza l'obbligo di cottura in forno. Infatti mentre sto scrivendo ho sul fuoco delle scorze di arance, per un esperimento. Se non salto in aria poi vi farò sapere il risultato.

E voi, ce l'avete il rituale del Natale?




venerdì 20 novembre 2015

Il vecchietto dell'Asl



                                                                                                         Foto:wwwsicilia.it


Sia chiaro: i vecchietti che incontrate all'Asl non sono amorevoli nonnetti indifesi, ma sono guerrieri stoici e coraggiosi. Fin qui tutti d'accordo?
Perché, ditemi voi, non devi essere impavido per alzarti alle quattro di mattina a Gennaio per sostare già dalle cinque e mezzo davanti alla porta DESERTA dell'Asl manco spacciassero gratis colla per dentiere?
Loro si difendono dicendo “Eh, ma così poi sono il primo.” Graziealcazzo. Cos'è quest'ansia da prestazione? Perché devi essere il primo? Non devi andare a lavorare, non devi portare i bimbi a scuola, non devi presentare un progetto importante alle otto di mattina, non hai una riunione, in pratica non hai un cazzo da fare e parti alle 5. Perchèèèèè??? Perchèèèèè???
Che poi sono quelli che quando il nipote va al concerto di Vasco partendo il giorno prima e sostando col sacco a pelo davanti alle transenne, lui scuote la testa facendolo passare per un cretino e lui che fa? Fa uguale!
Il vecchietto dell'Asl non dorme: vigila. Non rimette nemmeno la sveglia e parte in fredde mattinate quando l'unica persona che incontra sono il fornaio e l'edicolante che smadonnano perché vorrebbero essere a letto senza considerare che loro, alla fine, diventeranno come il vecchietto: una vita passata a maledire la sveglia e quando finalmente sei in pensione e puoi dormire, ti svegli alle 5 per andare a prendere posto all'Asl. E ve lo dico subito: coi vecchietti dell'Asl NON CE LA FARETE MAI. Anche se parti alle 3 di notte, troverai sempre qualcuno davanti a te. Magari esulti contento davanti al portone e quello ti sbuca ridendo sornione da un angolino e ti dice “Lei è l'ultima!” Per forza, nonno, siamo in due! Poi ti accorgi con orrore che hai sbagliato sosta e loro, i vecchietti, sbucano da ogni parte ben consapevoli della loro posizione in classifica. Loro sanno dirti per filo e per segno chi è quarto e chi è settimo mentre tu a malapena sai che giorno è. Loro sono come Matrioske, probabilmente sono uno dentro l'altro. Sono come i Gremlins a mezzanotte, che se li bagni si moltiplicano. Sono degli scanner, che mentre fanno finta di raccontare i loro acciacchi ti contano pure i nei e i peli sulle braccia.
Che poi, provate a dire “Scusi, siccome devo andare al lavoro, potrei almeno fare una domanda all'infermier...”
Eh no!Ma lo sa da che ora sono qua? Eh? Lo sa?”
Ehm... no.”
Dalle 5!”
Vuoi un premio? Un Oscar? Una menzione speciale tipo “Nonnetto dell'anno?” Parla, santoiddio! Perché sei qui dalle cinque? Perché mi costringi a chiedere permessi su permessi al lavoro, farmi fare il cazziatone dal capo, correre a rotta di collo per strada, controllare duecento volte l'orologio, farmi cascare la provetta della pipì per via della curva a gomito che ho preso in corridoio per accaparrarmi il numerino, lanciare i bambini a mo' di frisbee oltre il cancello della scuola, parcheggiare a cazzo di gatto (perché col parcheggio a cazzo di cane ho già preso tre multe), costringermi quasi a prostituirmi pur di barattare un 86 con un 25? Dimmelo.
Sa... devo far controllare se il colesterolo a 220 è pericoloso. Il fratello di mio cognato, nonché cugino della Palmira, sa quella che aveva la merceria all'angolo di via Crispi? Eh lui, LUI è morto di infarto a 96 anni. Il colesterolo è pericoloso, sa?”
Ora. Nonnetto mio amoroso du du du dà dà dà. Il colesterolo è pericoloso e io sono contenta che tu gli abbia detto NO ma anche io sono pericolosa se mi trovo davanti trenta anziani che fanno la fila per far controllare UN DATO sballato. Te lo dico pure io che sì, è meglio se mangi meno stracchino, ma no, non morirai d'infarto come il fratello di tuo cognato nonché cugino della Palmira quella che aveva la merceria all'angolo di via Crispi. Perché mi guardi scuotendo la testa? Lo so, stai pensando che sono pigra, infingarda, che mi piace dormire e mi fai sentire un'inetta, un'inadeguata visto che sono qui solo dalle 7. Ma non ti faccio un po' pena, nonnino? Eh? Guardami. Guarda con che maestria ho messo il mascara stamattina. Ma non lo vedi che sembro un Pierrot da quanto è sbafato? Guarda le mie tempie. Sono imperlate di sudore dalla corsa che ho fatto e se ti faccio vedere le ascelle ci trovi Piero Angela che ti illustra i muschi e i licheni. Guarda i miei capelli. Sì, sono capelli, che ti sembravano? Questi c'ho, non è che mi chiamo Jean Louis David. Insomma dicevo, ma vedi i miei capelli? Manco mi sono pettinata stamani per essere qui alle 7. Non alle 11, capisci? Alle 7. E fammelo sto favore, nonnetto. Fammi passare avanti che ho da andare al lavoro. Tanto tu a parte leggere il quotidiano e improvvisarti ingegnere davanti a un cantiere, che hai da fare?
Niente, non ci sente. Per farsi i cazzi tuoi capta onde sonore udibili solo dai delfini, ma quando provi a chiedere una cosa del genere, nisba.
L'unica cosa che ti rimane da fare, a quel punto, è sperare che qualcuno avanti a te, con le gonadi che gli toccano in terra, decida di abbandonare la missione e getti via il numerino. A quel punto, nella Asl, sarà riprodotto lo scatto felino di Bolt. Butti via il tuo numerino e ti precipiti a raccattare il foglietto, a ravanare nella spazzatura, nel cestino dell'immondizia, a gridare “La preeeeego!! Lo dia a meeee! Non lo gettiiii!!” manco fosse Victoria Beckham che ha deciso di sbarazzarsi del marito. Insieme a te altre persone che sgomitano ma tu prendendo a picconate quelle più insidiose finalmente riesci nell'impresa. Il numerino è tuo!
Lo guardi: è il 76.
Ti maledici: avevi il 54.
Poi guardi il nonnetto che lentamente raccoglie dal pavimento il tuo e lo da a quella che è appena entrata.
Nonno 1 Simona 0
Ma voglio la rivincita.

Disclaimer : nessun vecchietto o pensionato è stato maltratto per la stesura di questo post.
Anzi, è diventato un amico e si chiama Bruno, nonché il cognato del fratello del cugino della Palmira, quella che aveva la merceria all'angolo di via Crispi.







giovedì 12 novembre 2015

Pilates: questa disciplina non s'ha da fare


                                                                                     Foto da: http://www.oriente-occidente.it/


Tu, donna o uomo che mi stai leggendo, fai Pilates?
Bene, sappi che ti stimo tantissimo. E ti invidio. Ma tanto. Sei probabilmente una persona calma, riflessiva ed equilibrata.
Io no, infatti ieri ho avuto l'ennesima sconfitta.
Per via degli incastri sminchiati della giornata, ieri sera mi sono ritrovata a scegliere il corso di Pilates per non saltare la palestra a metà settimana. Per me era la prima volta e come tutte le prime volte parto piuttosto convinta e positiva per alcuni punti. Punto primo: per alcuni fastidi che ho alla schiena Pilates me lo hanno consigliato in dodicimila quindi ero carica. Punto secondo: la coach che insegna Pilates è la stessa che insegna il mio corso di Total Body quindi una persona preparatissima, che conosco, che adoro, che mi fa divertire e che sa il fatto suo. Ero in una botte di ferro. Punto terzo: se lo fanno in tanti deve essere ganzo abbestia per forza.
Punto quattro: mi sono addormentata.
Giuro.
Allora: Pilates è una disciplina bellissima, a mio avviso, ma che non possono fare tutti. O quantomeno, per farlo, ti deve piacere, perché se non ti piace lo fai male e se lo fai male non sudi e se non sudi vuol dire che lo fai male. Non se ne esce.
È una questione anche di passione, secondo me. Se una cosa mi piace e voglio farla non ce n'è, io la imparo. Ho imparato a cucire a macchina seguendo mia madre, ma più che altro spinta dalla passione. Così come ho imparato a dipingere, disegnare, fare dolci, scrivere e pure alcuni lavoretti di muratura per la passione che ho verso casa mia. E per Pilates io la passione non ce l'ho. Non è scattato il colpo di fulmine, non è la disciplina che fa per me. Semplicemente.
Una delle maggiori difficoltà che ho incontrato sono state la respirazione e la concentrazione. Siamo stati un'ora a inspirare...espirare...inspirare...espirare...inspirare...espirare. E niente dopo due volte ho cominciato:
-a canticchiare una canzone
-grattarmi il naso
-pensare “Tho! Guarda che bella tonalità di arancio la maglietta di quella lì!Chissà dove l'avrà comprata.”
-pensare di farmi fare il doppione del cd che stavamo ascoltando.
-pensare: Concentrati Simo. Concentrati concentrati concentrati concentrati...E questa unghia scheggiata? Quando me la sono rotta, maledizione?
-pensare: Devo stare zitta devo stare zitta devo stare zitta devo stare zitta devo stare zitta... “Ehm, scusate, ma a voi non ghiacciano i piedi?”
-fare mentalmente la lista della spesa di stamani “Allora...il latte, i biscotti, lo scottex...a proposito di scottex, dove l'ho messi i buoni sconto? Vuoi vedere che l'ho persi? Ma no, li ho messi in borsa. Sì, ma quale borsa avevo l'ultima volta? Quella nera? Mmh...forse sono nella tasca interna dove ho messo pure il numero di telefono del medico per mamma. Oddio! Non avrò mica perso pure quello! Mi' madre m'ammazza!”
“Simo, stai respirando male.”
Cazzo, non sto proprio respirando, ho trattenuto il fiato inorridita dall'avere perso un numero di telefono importante. Voi non potete capire, è na tragedia!
Insomma, un gran casino. Non riesco a fare miei tutti i punti principali di questa disciplina, tipo: (fonte wikipedia)
*La concentrazione: massima attenzione e concentrazione in ogni esercizio, la mente deve essere il supervisore per ogni singola parte del corpo.
Bene, non vorrei dirlo, ma il mio unico neurone fa già fatica a gestirsi da solo figuriamoci il resto del corpo.
*Il controllo: controllo su ogni parte del corpo, non si devono effettuare movimenti sconsiderati e trascurati
Odio ribadire un concetto ma ho fatto esattamente questo. E di gesti sconsiderati sono la campionessa, scusate se è poco.
*Il baricentro: visto come centro di forza e di controllo di tutto il corpo.
Io non ho un baricentro, io ho un gran casino. Roba che quando ho provato a fare il test alla Wii Balance mi è stato risposto "Smettete di fare i cretini e montate uno alla volta.
*La fluidità:questo principio è la sintesi di tutti i concetti precedenti.
Risposta di Simo: non pervenuta.
*La precisione: ogni movimento deve avvicinarsi alla perfezione, un lavoro a circuito chiuso dove l'insegnante deve avere continui feedback dall'allievo.
Non so voi, ma la prima parte del discorso a me spaventa da matti.
*La respirazione deve essere sempre ben controllata.
Allora procuratemi un cecchino che mi punti un fucile in mezzo alla fronte, perché solo sotto minaccia forse ce la faccio.

Insomma, come avrete capito, la respirazione va a farsi fottere, la testa pure e, principalmente, mi annoio a morte. I movimenti lenti, di concentrazione, di sforzo anche, non fanno per me. Quelle tre volte alla settimana che vado in palestra io ho bisogno di sudare copiosamente saltellando come una gazzella a ritmo di musica. Io mi scarico solo se duro fatica, se mi muovo, e soprattutto se rido e chiacchero. Da questo si evince che Pilates è l'ultima cosa che posso fare. Ho sbadigliato diciotto volte e non ho fatto NULLA di quello che mi è stato chiesto. E quel poco che ho fatto l'ho fatto MALE.
Me ne sono resa conto subito e se ne sono resi conti pure gli altri perché quella accanto a me faceva la spia alla maestra:
“Eh, ma lei sta respirando male! Guarda che devi fare così! Ci credo che non provi fatica, stai sbagliando tutto! Coach, guarda? Vedi che fa il movimento sbagliato?”
Ora. Già l'approccio non è stato idilliaco. Già che respiro a cazzo di cane di mio e dovresti sentirmi la notte quando rantolo con la bocca spalancata e la bava alla bocca e quindi mi ci vorrebbero diecimila lezioni per imparare a farlo bene. Già non mi sta piacendo con questi movimenti lenti che non faccio manco la mattina appena sveglia per stirarmi. Già con questo inspira ed espira che sembriamo tutte in sala parto pronte a sparare il pupo nelle mani dell'ostetrica, mi sento deficiente. Già non riesco a concentrarmi perché sto pensando a come ucciderti senza lasciare tracce se continui a rompermi le palle, voglio dire... stai zitta. Chetati. Concentrati per i cazzi tuoi. Non fare la spia che poi non sei figlia di Maria, non sei figlia di Gesù e domani non piove più. Eh.
Quindi, fatto così, non mi serve a niente. Per avere benefici dovrei eseguirlo correttamente ed essere predisposta a collaborare. Ma io non ragiono di testa, ragiono col core e il core mi dice che sono una persona casinista, inquieta e con problemi di concentrazione (soprattutto se una cosa non mi piace). Mi hanno pure detto che non solo mi farebbe bene alla schiena, ma anche alla mente perché imparerei a gestire la respirazione (fondamentale per un buon equilibrio psicofisico) e le mie emozioni. Peccato che per fare tutte ste cose io mi rompa semplicemente i coglioni. Bon.
Ovvio che è una tacca su “Le cose che non mi riescono,” e non ne vado certo fiera, ma ho fatto pace col cervello da un po' e riconosco i miei limiti.
In breve: se mi dovessero consigliare questa disciplina per i problemi di schiena che ho, il mio approccio sarebbe lo stesso come se dovessi prendere una medicina: non mi piace ma devo farlo.
E chissà perché mi viene in mente una supposta.


mercoledì 4 novembre 2015

Io, donna, in cerca di lavoro.


                                                                                           Foto:www.blitzquotidiano.it





In questi giorni gira in rete (tra facebook e articoli di varie testate) la storia di Paola, invitata a lasciare la stanza durante un colloquio di lavoro perché si è rifiutata di rispondere alla domanda “Lei è sposata? Convive? Ha figli?”. Secondo il titolare dell'agenzia  era rilevante al fine di darle un lavoro, secondo Paola invece no. Io non entro nel merito perché non so se ci sono state altre dinamiche, anche se, al posto di Paola, probabilmente avrei fatto lo stesso. Si può non rispondere alle domande sulla vita privata? Credo di sì. Fatto sta che all'uomo sono piovute addosso offese di ogni tipo (come biasimare tutto ciò) per come l'ha trattata. È stato chiamato maschilista e via dicendo. Inoltre alcuni commenti sono stati  “Un uomo ti giudicherà sempre male.” “Un uomo non può capire" “È un uomo...cosa vuoi sperare...”
Bene, vi dico la mia: non è che con le donne vada molto meglio. E, dopo moooolto mooolto tempo, voglio raccontarvi una cosa che ho taciuto prima per rabbia, poi per delusione, poi perché mi sono sistemata in un altro modo (e col senno di poi anche meglio) e poi perché per un po' ha prevalso il “Sai che c'è? Ma vaffanculo.”
Ora, invece, questa storia di Paola mi ha riportato alla mente la mia esperienza, che anche se non è uguale, parla di un certo tipo di discriminazione.
Non so se sarò breve, ma ci provo:
Un po' di tempo fa, quando stavo per buttarmi a corpo morto nella scrittura, una mia conoscente mi contatta perché il titolare di un negozio cercava una persona fidata e di esperienza per il proprio punto vendita. Lei gli aveva fatto il mio nome e mi dice che a breve, l'uomo, mi contatterà. Mi chiede se ha fatto bene, la rassicuro con risposta affermativa. Ho sì lasciato un lavoro full time (che mi stava massacrando ) per dedicarmi alla famiglia e alla scrittura, ma mi piacerebbe rimettermi in piazza, magari con un part time, un piccolo impiego che mi eviti di imbruttirmi facendo di me una casalinga disperata e che mi permetta di lasciarmi del tempo da dedicare alle mie passioni. Lo so, detta così pare una chimera perché tutti vorremmo questo, ma io non ho mai smesso di pensarci e, più che altro, di provarci. Ritengo, tutt'oggi, che per dare il meglio, anche nella scrittura, io abbia bisogno di stimoli, di gente, di confrontarmi, di  avere un impegno fisso che mi faccia trovare il giusto equilibrio tra cosa voglio e cosa sogno. 
Comunque. Dopo tre giorni mi chiama questo signore, mi dice del punto vendita, mi chiede cosa cerco e cosa lui mi può offrire e, come per magia, vogliamo le stesse cose. Gli parlo della mia esperienza ventennale nel settore, di cosa mi sono sempre occupata, dei miei aggiornamenti su corsi e procedure. Lui è molto convinto: sono la persona che cercava. Tuttavia insisto per fargli recapitare il mio curriculum. Lui ribatte con un “Non ho bisogno del suo curriculum. Il curriculum lo fa la gente e se l'ho chiamata è perché in molti mi hanno parlato bene di lei.” Non mi crogiolo nella sua affermazione, mi è capitato molte volte. Anzi, grazie ai clienti e ai fornitori sono sempre passata da un negozio ad un altro, non sapendo cosa volesse dire la parola 'disoccupata'. Sì, ho sempre avuto anche un gran culo, probabilmente. E sì, probabilmente lo so fare bene, non perché sono particolarmente dotata, ma perché non ho mai fatto altro in vita mia. E dai oggi e dai domani, poi lo fai bene per forza.
Ci accordiamo per farmi visitare il punto vendita che, mi avverte, è gestito dal figlio. Di fatto io lui non lo incontrerò mai perché si occupa principalmente di reclutare il personale.
Il giorno dell'appuntamento presto particolare attenzione al mio abbigliamento che non deve essere trasandato (la reputo una mancanza di rispetto per chi ti deve assumere) e nemmeno troppo ricercato o provocante ( la minigonna giropassera o abiti attillati si mettono per una serata e non per un colloquio).
Detto ciò opto per un look sportivo ma sobrio. Dei jeans, degli stivali e un giubbottino di pelle che, per via delle temperature, non sbottonerò mai. Un velo di trucco, capelli sciolti, niente orecchini vistosi, nulla di appariscente.
Incontro il figlio del signore che mi accoglie quasi in amicizia. Come il padre mi snocciola cose che già sa di me e in breve tempo parliamo delle nostre conoscenze nel settore e di tutto quello che potrei gestire in negozio. Dalla cassa, ai buoni sconto, a come si compila una bolla di accompagnamento, a come si fa l'inventario. Ci troviamo d'accordo sull'elasticità dell'orario, quasi mi interroga sulle procedure antincendio e antinfortunistiche, ma io le so. Tutte. Gli snocciolo le mie tesi sulle quali non transigo tipo il cellulare che va lasciato nell'armadietto e il non stare attaccata al minuto quando si esce. Per me dieci minuti vanno e vengono, se c'è il lavoro non sto a guarda' l'orologio. Sembra quasi che il capo lo abbia fatto anche io. Lui è colpito, ma nonostante ciò insisto perché legga il mio curriculum da cima a fondo. Voglio fare le cose per bene, non voglio essere assunta perché Pincopallino mi conosce e può referenziarmi. Lo fa e mi pare ancora più deciso.
“Mi serviva una persona d'esperienza come te. Non abbiamo tempo e possibilità di seguire chi non c'è dentro da un po'. ” mi dice senza troppi fronzoli. E io apprezzo. Avrà qualche anno più di me ma nella sua voce come nei suoi gesti non c'è piaggeria, non c'è malizia, non c'è un briciolo di galanteria al fine di fare il piacione. Perché puntualizzo tutto ciò? Tra poco capirete.
“Avevano ragione, e il curriculum parla chiaro. Per me vai benissimo. Ti faccio chiamare dal mio commercialista per il contratto.”
“Benissimo, aspetterò la telefonata allora,” e mi scappa un sospiro di sollievo, la tensione si allenta. Ci sono. Sono dentro. Nel giro di tre giorni avrò un impiego fatto su misura per me. Il posto mi piace, è carino, ristrutturato da poco. Mi ci vedo già dentro, poche cose sarebbero per me una sorpresa, e mi sentirei davvero a casa.
Poi, mentre mi domanda se ho mai lavorato con una certa ditta, mi sento osservata. Lentamente mi volto e scorgo, poco fuori dall'ufficio, una donna. Mi sta guardando con insistenza e la scopro inclinare la testa per guardarmi il culo. Avete letto bene.
“Ah, questa è mia moglie.”
Nonostante l'approccio un po' discutibile le sorrido cordiale, ma il sorriso mi muore in gola, visto che lei ricambia serrando le labbra. E in quel preciso momento ho pensato:
“Io questo lavoro non l'avrò MAI.”
Chiamatela premonizione, sesto senso, sensazione femminile. Chiamatelo come volete, ma avevo appena assistito al mio licenziamento ancor prima di essere stata assunta.
La donna passa oltre e tutta l'adrenalina che avevo in corpo evapora come una pozzanghera al sole.
Se mi vedessi da fuori vedrei una Simona afflitta, con le spalle, dapprima dritte e fiere, leggermente incurvate in segno di sconfitta. Il mio sorriso non è più genuino, ma quello che rivolgo a lui è solo cordialmente tirato. La mia voce ha perso l'entusiasmo e prima che possa congedarmi ho la conferma del mio pensiero. La donna entra in ufficio stizzita, quasi mi dà una borsata, aggredisce lui su alcune amenità e se ne va senza salutare. Né me, né lui.
“Io e mia moglie gestiamo il negozio,” mi dice quasi scusandosi.
“Non solo,” vorrei ribattere, “gestisce anche te.”
Invece dico “Bene.” quando non va bene un cazzo. Perché so, caro mio, che anche tu come tanti sei vittima di una gelosia marcia, malata, totalmente incomprensibile, inspiegabile. Una gelosia che ti fa dannare ma, evidentemente, non abbastanza da farti opporre con forza. Una gelosia che ti condiziona la scelta delle dipendenti che con un paio di jeans e degli stivali vengono reputate delle minacce o più probabilmente vengono reputate delle minacce in quanto donne. Una gelosia che mina non solo il vostro matrimonio e la sfera privata ma anche quella lavorativa. Una gelosia che ti farà reclutare e assumere per la tua attività, del personale dall'aspetto sì rassicurante ma magari totalmente incapace. Del personale senza esperienza, senza motivazione, senza quella particolare predisposizione al pubblico che un po' è carattere e un po' si acquisisce con gli anni; perché è brutto dirlo, ma non tutti sanno stare al pubblico. Una gelosia che ti porterà ad avere a che fare con dipendenti buttati in un reparto di prodotti di cui non sapevano manco l'esistenza. Una gelosia che ti porterà a scegliere una persona non adatta a quel ruolo al posto di quella qualificata, a discapito della professionalità e della serietà del tuo punto vendita. Ecco a cosa ti porterà questa gelosia.”
Ho salutato con una stretta di mano quest'uomo, già sapendo che non l'avrei più rivisto. Infatti non c'è stata nessuna telefonata, nessun commercialista, nessun lavoro. Mi sono fatta sentire due volte, volevo chiarimenti, volevo che mi dicessero la verità. Volevo che mi dicessero che non sono stata assunta perché, agli occhi della moglie, sono piacente, sono femmina, sono donna. Li ho messi sotto torchio, si sono arrampicati sugli specchi. La situazione era talmente ridicola e grottesca che alla fine ho chiuso io perché mi facevano troppa pena. Una coppia di uomini senza palle che proteggono una tipa con seri problemi di autostima, incapaci forse, di fare l'ennesima guerra in famiglia. E non potete capire l'incazzatura per ciò che in quel momento mi è stato negato. Un'incazzatura folle perché la mia esperienza e professionalità e stata messa sul piatto della bilancia contrapposta al mio sesso e quest'ultimo è stato decisamente più pesante. E parliamo di un posto da commessa non di una scrivania da manager. Tuttavia potevo essere una madre di quattro figli con il marito in cassa integrazione bisognosa di quel lavoro come l'aria che respiro e mi sarei vista scartata nonostante le ottime referenze, nonostante i due 'superiori' avessero deciso che quel posto sarebbe stato mio. E 'Solo' perché una moglie possessiva ha detto NO. Così, senza un cazzo di motivo ragionevole.
In tutto questo, però, mi sono domandata se avessi sbagliato qualcosa io, perché solo un'imbecille non si sarebbe fatta qualche domanda. Mi sono confrontata perché ho temuto di essere stata presuntuosa, altezzosa, un filino troppo decisa e determinata. Ma la risposta, come sempre, la fa la gente. Ho saputo, da vecchi dipendenti, di scenate di gelosia tra gli scaffali dei pelati e lo sgabuzzino. Di personale femminile scappato in lacrime perché offeso in pubblico. Di barzellette e derisione per questa Otello in gonnella. Di come sia impossibile, in quanto donna, lavorare serenamente là dentro.

Ora, a distanza di tempo, ho un piccolo impiego con 'una coppia' di capi che mi hanno valutato e riconosciuto per quello che so fare. A loro è bastato vedermi all'opera nel giorno più critico all'ora di punta. Ho superato l'esame, è andata. Una coppia che a settembre, dopo un anno dall'assunzione, mi ha voluto festeggiare con un aperitivo per i dodici mesi trascorsi insieme.
Quindi a pensarci bene, alla fine, mi è andata di culo.



venerdì 30 ottobre 2015

Muffins al cioccolato con cuore di marmellata



Eccoci qua con un'altra ricetta. Lo so, 'sto blog ultimamente pare gestito a giorni alterni da Nonna Papera e Giovanni Muciaccia, ma tant'è. Periodino un po' pregno, incasinato e spesso, per rilassarmi, metto le mani in pasta. E questa volta andiamo di muffins al cioccolato perché si sa, il cioccolato fa bene all'umore, no?
La ricetta l'ho presa qui, ma c'è stato un problema: aprendo il frigo mi sono resa conto che avevo un uovo solo. Una brava massaia avrebbe desistito (ma ndo vai se gli ingredienti non ce l'hai) invece io ho tolto di qui, aggiunto di là, messo pure il ripieno e...Perfetti, chevvelodicoaffare.
Quindi, di seguito, la ricetta personalizzata da me medesima:

Ingredienti: 
200 g di farina 00
60 g di cacao amaro
190 g di zucchero
200 ml di latte
3/4 di una bustina di lievito per dolci
1 uovo
60 g di burro
marmellata di albicocche
gocce di cioccolato.

Procedimento:
Prima di tutto accendete il forno e mettetelo a 180° così mentre impastate arriva a temperatura.
Poi, in una ciotola, mescolate con  le fruste elettriche  il latte, l'uovo e il burro fuso.
In un'altra ciotola, con un mestolo,  mescolate farina, zucchero, lievito e cacao.
A questo punto che si fa? Bravi, si aggiungono gli ingredienti liquidi a quelli secchi e amalgamiamo l'impasto per bene.
Poi prendete i vostri bei pirottini, mettete un po' di impasto, un cucchiaino di marmellata e poi ancora un po' di impasto. Così per tutti i pirottini a disposizione. Infine qualche goccina di cioccolato a guarnire.
Infornate per circa 15/20 minuti, facendo ovviamente la prova stecchino.
E niente, in meno di mezz'ora  avrete dei muffins golosissimi,cioccolatosi e ripieni.







Come sempre, fatemi sapere ;-)


giovedì 8 ottobre 2015

Il mio Tagliere-Notes molto shabby.



Vi ricordate la canzone di Ferradini "Prendi una donna, trattala male..."
Bene, io l'ho fatto con un tagliere.
"Prendi un tagliere, trattalo male..." male nel senso che l'ho usato per fare una cosa che non ci incastra una cippa lippa col suo uso: il mio Tagliere-notes.
In questi giorni sono un po' presa con tremila cose e c'ho la creatività che spinge con prepotenza per venire fuori. E io l'assecondo, ovvio. 
Oggi vi propongo (minchia sembro una conduttrice di una trasmissione culinaria), dicevo, vi propongo un oggettino moooolto carino fatto con materiali che avete sicuramente già in casa, che assemblati nella giusta maniera danno vita a una chicca che potete appendere nella vostra cucina.


Quello di cui avete bisogno è:

-un taglierino da salame (il mio era molto grezzo e ho dovuto fare il buco per appenderlo)
-dei cartoncini colorati (Lidl ve li tira dietro a un prezzo stracciato)
-nastri colorati
-un bloc notes di vostro gradimento (tanto poi lo andiamo a foderare)
-trine e applicazioni di stoffa (ma vanno bene anche bottoni, farfalline, pasta...l'importante è che sia a tema)
-dei colori acrilici e un pennello
-penne della tonalità che preferite (l'importante è che vadano dentro al gancio e che siano intonate al resto)
-colla a caldo e colla spray.
Per prima cosa dipingete il tagliere del colore che preferite. Io ho fatto due prove perché mi piaceva il tono su tono. Poi, con la colla spray, ho attaccato la trina e con quella a caldo le applicazioni.
Ho foderato solo la copertina del bloc notes e l'ho attaccato al tagliere.
Infine ho messo il gancino laterale e infilato la penna.
Ho rifinito il tutto con dei nastri 






Devo dire che questo stile è molto shabby-inglesino ma potete sbizzarrirvi come più vi piace. Per qualsiasi informazione su dove ho trovato i materiali scrivetemi pure che lo sapete, per voi non ho segreti.

Alla prossima puntata di Art Attack!

lunedì 5 ottobre 2015

I RIMPIATTINI (Banderas scansate un attimo)



Avete presente Banderas e quella gallina rincoglionita?
Avete presente il mulino che vorrei? (che vorrei prendesse fuoco perché son sempre tutti felici e contenti e non se ne capisce il motivo)
Avete presente quando il nostro Antonio assaggia un prodotto, storce la bocca e fa "Mmh..." e lì inizia con  "Più dolce, più spessa, più sottile, più cremosa..."? 
Bene, io mi sono cimentata a fare da me i Nascondini. 
Ma siccome sono toscana l'ho ribattezzati I Rimpiattini.
Ho trovato subito una ricetta, questa, che mi ha convinto. L'ho fatta paro paro e devo dire che sono venuti buoni, ma il cioccolato spiccava poco. Quindi li ho rifatti cambiando un po' di cose, tipo diminuendo il burro e aumentando il cioccolato e il cacao, andando un po' a gusto mio insomma. E devo dire che sono moooolto più golosi, pur mantenendo una finezza che fa a cazzotti con il loro aspetto. (A me vengono cicciotti, come mai???)
Quindi se li volete un po' più golosi questa  è la mia personalissima ricetta:

Ingredienti per 30 biscotti circa:

300 g di farina 00
100 g di fecola
150 g di zucchero a velo
70 g di latte
120 g di burro
1 tuorlo
aroma vaniglia
mezza bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale
2 cucchiai e mezzo di cacao amaro
25 g di cioccolato fondente
latte per spennellare

Procedimento:
Mettete in una ciotola lo zucchero a velo, il burro morbido e la vaniglia. Lavorate il composto per bene e poi aggiungete, in questo ordine: l'uovo, il latte, la farina mescolata con la fecola, il lievito e il sale. Trasferite su un piano la pasta, lavoratela per bene e poi prendetene 3/4 e mettetela da parte. 
Al rimanente quarto aggiungete il cacao e il cioccolato fatto a scagliette.
 

A questo punto ricoprite le due paste con carta velina e mettetele in frigo a riposare mezz'ora.
Dopo di che, spianate un po' alla volta la pasta bianca in un bel rettangolo e mettete al suo centro un cordoncino di pasta al cacao (Vi prego niente battute su quello che può sembrare il cacao).
Arrotolate la pasta fino a farne un tubo e tagliarlo a piccoli bocconi. Poi aiutandovi con qualcosa di piatto (io ho usato una piccola mannaia) schiacciate un po' i bocconcini e con un coltello fate delle righe per dargli proprio l'aspetto dei Nascondini.
 A questo punto disponeteli su una placca ricoperta di carta da forno e spennellateli con un po' di latte.
Via in forno a 160° per 15 minuti.

E i RIMPIATTINI  ora sì che sono perfetti!
 







 p.s. Mi è avanzata un pochetto di pasta al cioccolato. E che non li vuoi fare i PAN DI CUORI? ;-)



Se li provate fatemi sapere se vi piace la mia versione più cioccolatosa!




martedì 29 settembre 2015

La mia personale recensione su Inside Out


                                                                                            Foto: www.taxidrivers.it

Parliamoci chiaro: sentivamo la necessità che la Fruzzetti facesse l'ennesima recensione su Inside Out? No, vero?
Epperò io la faccio ugualmente perché il film mi è piaciuto tanto. Talmente tanto che non voglio farmi smontare l'entusiasmo da chi dice il contrario. Che mo' (senza fare polemica) sono tutti laureati in psicologia e fioccano trattati e commenti che Maria Rita Parsi scansate.
Io l'ho preso per quello che è: un film che parla di emozioni. E ne parla usando la chiave che, a mio avviso, arriva a grandi e piccini: un cartone animato, appunto. Ovvio che la mente e più complessa e non si può ridurre alle sole cinque emozioni che ci detta il film (questo lo saprebbe pure mi'nonna che aveva la terza elementare), ma sono le emozioni con cui il bambino ha più a che fare:
rabbia (avete mai provato a fare il bagnetto a un bambino che non vuole farlo? Per esempio a tre anni Alice mi si è trasformata nella bambina dell'esorcista, per dire. Poi piano piano ha imparato a gestirla.)
gioia (giocattoli nuovi, correre nel prato, giocattoli nuovi, fare una gita con mamma e papà, giocattoli nuovi, vedere il suo eroe preferito in carne e ossa, ho già detto giocattoli nuovi?)
disgusto (se avete qualche dubbio su questa emozione provate a far mangiare i cavolini di Bruxelles, o le cervella ai vostri figli, poi ne riparliamo)
paura (buio, insetti, fuoco, stanze vuote etc...nel mio caso includerei anche le altalene che si muovono da sole col vento e i cani, e abbiamo fatto bingo)
tristezza (un giocattolo che si rompe, il tradimento di un amichetto, la mamma che scappa al lavoro, il papà che è troppo stanco per giocare con loro...).
È altrettanto ovvio che di base, questo film, non voglia insegnare niente, ma farci soffermare sulle nostre emozioni e su come la mente cerchi di viverle e controllarle. E, considerato che è un cartone animato, secondo il mio modesto avviso, ci sono riusciti alla grande.
Il film è una miscela di poesia e ironia, dove le gag e le battute vanno a braccetto con momenti onirici e commoventi. Si parla del processo dei ricordi base, quelli indelebili, quelli che anche a cinquant'anni ci fanno ricordare il primo giorno di scuola. Si parla dei ricordi che svaniscono, che si polverizzano con il soffio del vento forse perché poco importanti per la nostra crescita e il nostro equilibrio. Si parla dei sogni, di cosa accade nel cervello di una bambina quando chiude gli occhi e si lascia andare nelle braccia di Morfeo. Parla di come siamo capaci (tutti) di creare un mondo nuovo, spesso fantasioso anche a occhi aperti. Parla degli amici immaginari ai quali molti bambini affidano la loro vulnerabilità e fantasia. E li conosceremo questi amici immaginari, col loro corpo buffo che non ha niente di umano ma che hanno la chiave giusta per essere l'amico che più amico non c'è. Parla del treno dei sogni, che magari, come per noi adulti se lo lasci scappare non torna più. Parla degli angoli più remoti del nostro cervello, di quello che non capiamo, di quello, come nel caso del dejavu, ci sorprende e ci spaventa ogni volta. Parla della memoria a lungo e breve termine, parla di sensazioni che immagazziniamo anche inconsciamente. Parla di famiglia, di come un piccolo screzio la può far letteralmente vacillare. Parla di amicizia che per un'incomprensione rischia di sgretolarsi. Parla della passione (per lo sport, per un hobby) che a volte è l'unico motore che ci fa alzare la mattina col sorriso. Parla delle millemila informazioni che il nostro cervello ogni giorni elabora, tiene a bada, rifiuta, respinge e accoglie. E infine parla di tristezza. Un sentimento che, da che mondo e mondo, viene ricacciato e allontanato forse per paura, forse perché è sinonimo di debolezza. Ebbene: questo film ci insegna, in un modo per niente scontato, che senza la tristezza non esisterebbe la gioia. Non esisterebbe una mano amica che va ad asciugare delle lacrime. Non esisterebbe un sorriso regalato per farti ridere. Non esisterebbe la consolazione di un abbraccio. Non esisterebbe semplicemente un sentimento che deve far parte di noi per insegnarci a elaborare una perdita e ricominciare da capo. Renderci forti per gioire con più vigore. Perché solo se hai conosciuto la tristezza puoi assaporare appieno la gioia. Così, lapalissiano.
Ecco perché vi consiglio questo film. Perché parla di noi. Di noi tutti. Che combattiamo tutti i giorni con queste e altre emozioni quando a volte, semplicemente, dovremmo lasciarci andare.

Qui: info del film.
Di seguito il trailer ufficiale.



martedì 8 settembre 2015

Riflessioni di una mamma



                                                  Foto da http://www.neg-oziando.it/


Io, come tantissimi di voi, sono iscritta ad alcuni social. Si dice iscritta? Bho. Comunque, dicevo, sono su alcuni social, ma in verità ne uso solo uno: facebook. Per un mucchio di motivi che magari un giorno vi spiegherò ma perché principalmente mi permette di fare quello che più mi piace: scrivere quanto voglio (senza avere l'ansia dei 140 caratteri) , socializzare, e condividere.
Però ho anche Instagram, perché mi piace fotografare, anche se tra le due la prima vince di gran lunga. Preferisco condividere parole piuttosto che immagini. Una cosa mia, sbagliata senz'altro, che mi fa perdere probabilmente un'occasione, ma riconosco i miei limiti. Però mi piace sfogliare la galleria delle immagini, non tanto per farmi i cazzi degli altri ma proprio perché alcune sono proprio belle foto, lo devo ammettere. Anche qui, come sapete, si spazia dalla natura (bellissime!) all'arredamento (adoro tutte quelle che mi mettono lo shabby chic), agli animali (le pagine dei cuccioli come si fa a non soffermarci?) e altre davvero interessanti. Poi ci sono le persone, più o meno famose, e anche loro possono essere una sorta di stimolo a migliorare la propria vita o la propria posizione lavorativa. Dipende da quanta influenza hanno su di voi, dal vostro grado di maturità e soprattutto dalla vostra età. E qui mi fermo un attimo.
Ci sono immagini di ragazze molto belle, spesso seminude e spessissimo magrissime.
Alcune sono famose, altre meno. Quelle famose le conosciamo tutti perché spesso compaiono le loro foto anche su altri social, con una campagna di caccia alle streghe senza fine. Io, onestamente, non so se davvero sono anoressiche oppure no. Mi sono fatta una mia opinione certo, ma potrei sbagliarmi e di fatto io non le conosco manco un po'. Un problema serio come l'anoressia poi, snocciolato e sdoganato a colpi di commenti feroci e superficiali sui social, secondo me offendono chi davvero ha a che fare con questo disturbo. E mi riferisco non solo alle ragazze, ma alle madri, ai padri, a chi ha in famiglia una persona affetta da questo disturbo. Trattare l'anoressia commentando semplicemente con “Magnati una bistecca!” non solo è inutile e superficiale ma mi fa capire con quanta leggerezza trattiamo questi temi. Come se a uno che soffre di depressione dicessimo “Ma fattela una risata!”. Non è così semplice e chi ha avuto, purtroppo, in famiglia anche solo uno di questi disturbi, sa di cosa parlo. Tuttavia, sui social, si schierano due parti opposte: chi offende e si mostra schifato (e mi chiedo: perché continuare a seguire questa persona se l'unica cosa che ti fa stare bene è offenderla?) e chi, ancora più spaventoso, elogia e apprezza l'eccessiva magrezza. E quando a farlo sono le ragazzine io mi spavento, perché tra loro potrebbe esserci mia figlia. Rimango di sasso quando leggo commenti tipo: “Voglio essere come te.”
“Ho iniziato la dieta per avere il tuo fisico.”
“Sei bellissima e sei il mio idolo, oggi ho mangiato solo mezza mela.”
Non riesco a non sottovalutare la potenza di questo mezzo che fa credere alle ragazzine che quello che stanno vedendo è oro colato. Che se vuoi essere figa, alla moda e famosa, devi raggiungere un certo tipo di aspetto. Che quella mezza mela, diomio, forse è anche troppa e quindi domani proprio digiuno. Cosa scatta nella testa delle ragazzine dio solo lo sa. Basta poco, davvero, per far scattare quella molla di non accettazione di sé ed emulare chi, secondo loro, incarna la perfezione, senza mettere in conto la costituzione, l'età, l'altezza, i sacrifici, a volte le patologie e pure i soldi che girano su quell'immagine. Che non è la perfezione. E anche se lo fosse non sei tu. È un'altra cosa. È un'immagine, che non parla, ma mostra. Che non ti spiega, ma si esibisce. Che non ti vede, ma vuole essere vista. Non è uno scambio, è un senso unico. È uno spettacolo e tu sei uno spettatore, tra tanti, tantissimi. Non è un esempio, è un brand. Non è una vita, è set fotografico. E più che altro non è il tuo specchio. E non può essere il tuo metro di bellezza, salute e benessere, anche se per costituzione ti ci avvicini a quel modello.
Tuttavia non trovo giusto nemmeno che queste modelle debbano non mostrarsi in costume per paura di istigare all'anoressia. Come ho detto prima non scomoderei questo termine se, davvero come sostengono, è solo costituzione e molta fortuna.
C'è da dire però che, chiunque abbia una pagina pubblica (di qualsiasi social si tratti) ha come una sorta di responsabilità su ciò che dice e ciò che mostra. Ma questo ha a che fare con la sfera personale, con la nostra sensibilità, sul tema trattato e sul nostro approccio alla vita virtuale.

Ecco sì, mi è uscito un post di riflessione dopo aver visto l'ennesima immagine, ma vi prego, prendetela con le pinze: sono solo le riflessioni di una mamma.

mercoledì 19 agosto 2015

La mamma italica e il cibo


                                                                   Foto: http://4marketing.biz/





Se c'è una cosa che accomuna tutte le mamme italiane degli anni 40/50 è il loro rapporto con il cibo. Nei tuoi confronti però. Che tu abbia 5, 10 o 40 anni per la mamma italica mangi sempre troppo poco. Il suo sogno non è nutrirti, no. È farti assumere le sembianze di un dirigibile. E a volte non capisce come mai il pediatra insista tanto a farle usare il cucchiaio per imboccare il nipotino quando lei troverebbe così comoda una pala.
Per lei il nipotino o i figli sono sempre troppo magri, emaciati, malnutriti. Se ha un figlio maschio poi, guarderà prima il figlio con aria pietosa e poi la nuora con profondo odio perché “Chissà che ti fa mangiare quella. Probabilmente solo bacche, muschi e licheni.”
Mi' madre non è da meno. Mi' madre è il classico esempio di mamma italica fiera della sua cucina. Mi' madre se entri in casa e dici “Sono a dieta,” ti prende a calci in culo e ti rispedisce al mittente. In casa mia, in poche parole, devi magna'. E quantoevveroiddio, la cucina di mi'madre è favolosa. Cucina da DIO quella santa donna ed è davvero difficile dire basta.
Nonostante ciò, dopo una porzione di lasagne, un piatto di spaghetti alle vongole, un tacchino ripieno, un brontosauro in salmì, uno struzzo in umido con patate e un profiterol con così tante palle che pare di essere a Natale, se dici “Basta.” lei si offende a morte e se foste amici su Facebook vi leverebbe l'amicizia.
La mamma italica degli anni 40/50 ha anche un concetto tutto suo di cibo salutare.
Tipo:
  • i carciofi fritti fanno bene perché è verdura.
  • L'olio a crudo fa bene abbestia quindi cosa vuoi che sia mezza bottiglia nell'insalata che poi salti la staccionata come Nino Castelnuovo nella pubblicità dell'olio Cuore.
  • Il pane a mo' di scarpetta nell'intingolo col soffritto è quello che più si avvicina al concetto “La dieta Zona." E la 'zona' è esattamente l'angolino a destra del piatto dove si raduna tutto l'olio.
  • La trippa fa bene perché è lessa.
  • Le verdure lesse e  il petto di pollo sono roba da ospedale e se le mangi vuol dire che stai per mori'.
  • La carne invece  fa sangue, quindi magnati sta bistecca di muflone.
  • Lo yogurt magro è il male.
  • La frutta un optional.
  • I cereali non pervenuti.
  • Le tre dita di olio in fondo al tegame in realtà non è olio ma l'ACQUA NATURALE rilasciata dal prodotto. Il fatto che ci potresti fare il cambio olio dell'auto è solo un dettaglio.
  • La frittata con un uovo è da sfigati. Se non ne usi almeno quattro non meriti nemmeno il buongiorno la mattina.
  • “Questo non è olio,” è la frase proferita dalla mamma italica mentre guardi con orrore i numerosi cerchi galleggiare nella minestra. Se li unisci ti appare Sora Lella che ti dice “Ha ragione tu' madre.”
  • Se dopo una cena con 27 portate non accetti il dolce a cinque strati puoi ritenerti morto.
  • La panna è solo decorazione e poi non fa male perché i prodotti bianchi sono genuini. Tipo i finocchi. E poi in origine è latte. “Che fa male il latte?Essù.”
  • La melanzana viene riconosciuta solo sotto forma di parmigiana. Per il resto potrebbe essere scambiata per una pera tumefatta.
  • Se per i tuoi piatti non fai il soffritto non meriti la vita su questa terra. Estinguiti, per cortesia.
  • Non è umanamente accettabile mangiare senza pane. Piuttosto si mangia senza tavolino, senza sedie, senza cucina, senza posate ma il pane ci deve essere. E se non mangi il pane vieni guardata come se tu avessi appena detto di essere una terrorista.
  • L'antipasto della mamma italica è una roba così contenuta che ci potresti sfamare un quarto d'Africa. “Ma è solo l'inizio,” è la giustificazione alle 56 portate che seguiranno dopo.
  • La salsiccia in umido è magra. In fin dei conti è solo carne magra macinata, infilata in un budellino e cotta col pomodoro dell'orto. Il pomodoro dell'orto in effetti è anche bio. 
  • Il sugo al coniglio ha questa percentuale: coniglio :2%. Unguento per le benedizioni: 98%
  • La pasta integrale si autodistrugge dalla vergogna sullo scaffale dell'Iper al passaggio della mamma italica e si fa domande esistenziali del tipo “Che cazzo ci sto a fare al mondo.”
  • Idem per le bacche di goji che mi'madre scambierebbe per concime per ortensie.
  • Il sale è un dono del cielo come la neve e il dietologo un essere umano da eliminare come una blatta.

  • Infine il digestivo di cui fai uso dopo aver mangiato a casa loro, non è per la cucina. Sei te che c'hai un fisico di merda. Sia chiaro.



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